LA CHIESA E IL PATRIMONIO NELLA SOCIETA’ LIQUIDA

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(Articolo di Marco Palombi)

La Chiesa Cattolica è la più grande multinazonale economico-finanziaria del  mondo - Pandorando

Nel corso degli anni, la Chiesa ha adattato la propria dottrina al divenire
della società. La Chiesa d’altronde è una comunione di persone
guidata da un credo comunicato, e quindi non può fare a meno di
comunicare e agire in modo inclusivo. Talvolta assecondando il sentire
popolare, talvolta anticipandolo. Ed è su quest’ultima caratteristica che
vorrei soffermare la nostra attenzione.
Scriveva Pio IX nella sua Enciclica “Qui Pluribus”, del 9 novembre 1846:
“A questo punta la nefanda dottrina del Comunismo, come dicono,
massimamente avversa allo stesso diritto naturale; una volta che essa
sia ammessa, i diritti di tutti, le cose, le proprietà, anzi la stessa società
umana si sconvolgerebbero dal fondo. A questo aspirano le tenebrose
insidie di coloro che, in vesti di agnelli, ma con animo di lupi, s’insinuano
con mentite apparenze di più pura pietà e di più severa virtù e disciplina:
dolcemente sorprendono, mollemente stringono, occultamente
uccidono; distolgono gli uomini dalla osservanza di ogni religione, e
fanno scempio del gregge del Signore.”
E, nell’enciclica “Nostis et Nobiscum”, dell’8 dicembre 1849:
“Sappiano essi ancora che, nella condizione delle cose umane, è cosa
naturale ed invariabile che, anche tra coloro che non sono costituiti in
autorità, gli uni soprastino agli altri, sia per diverse qualità di spirito o di
corpo, sia per ricchezze od altri beni esteriori di questa fatta: e che
giammai, sotto nessun pretesto di libertà e di eguaglianza, può esser
lecito invadere i beni od i diritti altrui, o violarli in un modo qualsiasi. A
questo riguardo, i comandamenti divini, che sono scritti qua e colà nei

libri santi, sono chiarissimi, e ci proibiscono formalmente non pure
d’impadronirci del bene altrui, ma eziandio di desiderarlo.”
Si noti come il diritto alla proprietà faccia parte dei diritti naturali delle
persone, in quanto considerate naturalmente tutte diverse, e come tale
diritto sia addirittura elemento fondante della società umana: la
proprietà privata veniva messa a base del civil vivere.
Facciamo un salto di qualche lustro, volete?
Nella sua Enciclica “Fratelli Tutti”, del 3 ottobre 2020, Papa Francesco I,
afferma ex cathedra Petri:
“La tradizione cristiana non ha mai riconosciuto come assoluto o
intoccabile il diritto alla proprietà privata, e ha messo in risalto la
funzione sociale di qualunque forma di proprietà privata. Il principio
dell’uso comune dei beni creati per tutti è il «primo principio di tutto
l’ordinamento etico-sociale», è un diritto naturale, originario e prioritario.
Tutti gli altri diritti sui beni necessari alla realizzazione integrale delle
persone, inclusi quello della proprietà privata e qualunque altro, «non
devono quindi intralciare, bensì, al contrario, facilitarne la realizzazione»,
come affermava San Paolo VI. Il diritto alla proprietà privata si può
considerare solo come un diritto naturale secondario e derivato dal
principio della destinazione universale dei beni creati, e ciò ha
conseguenze molto concrete, che devono riflettersi sul funzionamento
della società. Accade però frequentemente che i diritti secondari si
pongono al di sopra di quelli prioritari e originari, privandoli di rilevanza
pratica.”
Cosa è cambiato? O meglio, cosa sta cambiando?
Per dirla con le parole del Prof. Guido Broich, “Dopo millenni di sistemi
dirigisti l’illuminismo francese e inglese del ‘700 ha portato a livello di
governo, con le rivoluzioni americana prima e francese dopo, il modello

liberale. Ma lasciare al singolo il libero arbitrio su come disporre dei propri
beni è un evento raro nella storia dell’umanità!
Ogni organizzazione di persone, soprattutto se assurge al potere di uno
Stato, tenta di aumentare i propri poteri in un processo di autotutela.
Vede nei poteri dell’individuo il più grande rischio alla sua stessa
esistenza e reagisce in due modi: disarmando il popolo e avocando a
sé le decisioni sul godimento dei suoi beni. Per creare il consenso
necessario usa l’indottrinamento religioso e/o ideologico politico. Nelle
oligarchie la proprietà e la libertà di uso della stessa sono riservate alla
classe dominante. Nel marxismo i beni prodotti dal popolo sono a
disposizione dello Stato che decide quando e come elargirli ai suoi
cittadini. E nelle democrazie moderne, eredi dello Stato liberale post
rivoluzionario settecentesco, cosa sta succedendo?
Ancora pochi anni fa si risparmiava e poi si pagava al momento di
entrare in possesso del bene, acquisendone la piena proprietà.
Facendo cosi l’Italia ha potuto creare un patrimonio famigliare tra i più
alti del mondo, gestibile in libertà dalle persone. Le stesse leggi dello
Stato prima degli anni ‘90 scoraggiavano gli indebitamenti eccessivi. A
differenza di questo, negli Stati Uniti d’America, prima democrazia
liberale moderna, il credito è da sempre molto più libero e la gente
acquista beni non quando dispone dei mezzi necessari, ma
indebitandosi con banche e finanziarie. In tal modo risulta formalmente
proprietario di case e macchine, senza in realtà possedere nulla,
essendo i beni acquistati di proprietà dell’istituto creditore.
Da alcuni decenni questo modo di gestire il patrimonio dilaga anche in
Europa, in modo preciso e voluto. Si incentivano i prestiti, si tassano le
proprietà, restituendo poi parte del raccolto in elargizione statali. In
questa crisi Covid i governi concedono prestiti e contributi finalizzati,
invece di abbassare le aliquote Irpef, aumentando il debito personale
a discapito della proprietà.
Cosi si realizza il vecchio sogno comunista dell’abolizione della proprietà
personale, sostituita da una concessione d’uso temporanea. Con la
differenza che nello stato comunista la proprietà è dello Stato, di un
governo costituito secondo regole pubbliche (buone o cattive che
siano) ma nella società capitalista moderna questa proprietà è in mano
a finanziarie e banche gestite in modo indipendente dai governi, che
agiscono in modo autonomo dalle istituzioni politiche. Oggi un fondo di
investimento internazionale è più potente di un governo. Basta ricordare
l’incapacità di creare una politica fiscale unitaria e coordinata europea
che tolga la possibilità dell’evasione fiscale legale a certe multinazionali.
Questa evoluzione profondamente anti libertaria ed epocale è forse la
maggiore minaccia alla civile convivenza degli ultimi decenni e non
deve passare in sordina. La crisi Covid ne accelera enormemente i
tempi. È necessario un adattamento evolutivo politico e intellettuale
drastico, capace di sostituire gli antichi schemi ideologici storici.

Insomma, tornando alla natura, dobbiamo riflettere su come lasciare le
branchie e mettere i polmoni.”
Alla luce di queste considerazioni, si riesce meglio ad interpretare il
cambio di orientamento imposto dal Soglio Pontificio nei confronti della
proprietà privata. Infatti, la proprietà privata, intesa come ultimo
baluardo di libertà e identità personale, non è più funzionale alla
costituzione di un “gregge”, per sua definizione composto da elementi
anonimi e privi di volontà identitaria.
All’epoca di Pio IX, il fatto di possedere qualcosa spingeva le persone a
difendere lo status quo, sotto minaccia di perdere quel che si erano
guadagnate.
Ma ora la situazione è diversa. In un mondo connesso, non esistono
gerarchie se non quelle imposta dal sistema – non più sociale, morale
ed economico, ma di comunicazione e scambio.
La comunicazione lineare e paritaria dei social fa in modo che la voce
del non competente sia ascoltabile al pari di quella di un competente,
e magari che essa abbia più audience e capacità di influenza. Questo
annulla la gerarchia del sapere e del pensiero, facendo in modo che il
passo venga ceduto ad una forma di conoscenza come credenza
condivisa piuttosto che come credenza vera e verificabile.
La perdita della gerarchia morale e filosofica, unita alla velocità degli
scambi che ha accelerato le alternanze delle fortune, ha reso uniforme
e instabile la massa, come delle molecole ravvicinate e non
organizzate, che costituiscono un liquido, non un solido. Il liquido è
contenuto nel sistema di comunicazione stesso, come in una cisterna, e
viene alimentato in modo da aumentarne l’omogeneità.

Se quel qualcosa che ti sei guadagnato o che hai ereditato determina
la tua indipendenza6 , impedendo la censura preventiva di terzi sul
modo di esplicare la tua personalità, il liquido di cui sei un componente,
non è omogeneo, ed è sommamente instabile. Il livellamento e la
compressione delle masse portano più facilmente all’invidia e protesta,
e quindi la funzione regolatoria sociale del sistema di alimentazione
viene meno.
Ad esempio, come scritto mesi fa, quel che mette a rischio di caduta il
sistema in questo momento è la protesta dei percettori di reddito in nero.
Questi, non coperti dai sussidi e aiuti governativi, protestano. Eccome,
se protestano! E protestando, contestano il sistema stesso di
uniformazione.
E la Chiesa, che rappresenta il Pastore del Gregge del Signore, non può
fare a meno di un sistema di controllo, che mantenga l’ordine. Quindi…
Ecco spiegato il cambiamento.
Dimentichi che l’obbligo allo spossessamento equivale a furto, e quindi
condannabile ai termini del Settimo Comandamento, appoggiano le
politiche fiscali redistributive che colpiscono il patrimonio,
giustificandole con l’esigenza di far beneficiare tutti della ricchezza.
Quel che rende esecrabile, quindi, la presa di posizione di Papa
Francesco I, è che essa ricalca l’orma intrapresa dai Potenti della Terra.
Egli si comporta come un pastore al servizio di latifondisti enormi e
voraci, che si nutrono di persone, di individui.

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