Il Prof. Carlo Cottarelli risponde ad alcune mie domande su quali misure andrebbero prese per affrontare la crisi economica attuale e su come rilanciare la produzione italiana.
Nella nuova puntata della “Cura Ri-Costituente” Fabrizio Bonanni Saraceno riprende il tema trattato nel suo articolo “La Costituzione e l’obbligo fiscale” sulla proposta del segretario del Partito Democratico, Enrico Letta, sulla riforma delle imposte di successione. In studio il commento del professor Carlo Cottarelli che ci spiega dal suo punto di vista quanto sarebbe importante diminuire la pressione fiscale per incrementare il Pil del nostro Paese.
Fabrizio Valerio Bonanni Saraceno affronta il tema della certezza del diritto insieme a Philip Willan, giornalista freelance e autore del libro “L’Italia dei poteri occulti”, toccando diverse vicende giudiziarie del nostro Paese rimaste irrisolte.
Nuova puntata della “Cura Ri-Costituente” con Fabrizio Valerio Bonanni Saraceno che ci racconta la storia di Federico Umberto D’Amato, capo dell’Ufficio Affari Riservati dal 1971 al 1974. In collegamento in studio, Giacomo Pacini, autore della biografia sul noto funzionario italiano.
Nella nuova puntata della “Cura Ri-Costituente” Fabrizio Valerio Bonanni Saraceno intervista il professor Alessandro Meluzzi in merito alla situazione pandemica, i vaccini e la gestione del green pass.
Non si può ridurre tutto a No vax o Pro vax quando la questione della vaccinazione dovrebbe essere prettamente scientifica più che politica. Affrontiamo il problema con Pasquale Matone, dottore di medicina generale e chirurgo vascolare.
Nuova puntata della “Cura Ri-Costituente” per parlare della strumentalizzazione della politica culturale del nostro Paese. In collegamento in studio il professor Vittorio Sgarbi, noto critico d’arte e sindaco di Sutri.
Nella nuova puntata di “Cura Ri-Costituente” parliamo con il virologo Giulio Tarro per cercare di fare chiarezza sulla nuova variante Omicron e sull’utilizzo dei farmaci impropriamente definiti vaccini a mRNA.
Nella nuova puntata della “Cura Ri-Costituente” si parla della cultura come fonte formativa ma anche come fonte economica. Ne parliamo con l’autore Rai, Vittorio Castelnuovo.
Le emergenze sono sempre state il pretesto con cui sono state erose le libertà individuali (Friedrich von Hayek).
Corsi e ricorsi storici di matrice vichiana, quando lo Stato allunga i suoi parassitari tentacoli sulla strada delle buone intenzioni e della validità delle sue “competenze”, quando impone la “necessità della sua protezione” come neanche il più arrogante guappo proverebbe a giustificare con ipotetiche emergenze o esigenza di ricorrere ai tecnocrati sedicenti esperti che nessuno può confutare, perché detentori della verità assoluta della ragione scientifica. Ebbene, quando si arriva a esautorare completamente il Parlamento, subordinandolo al potere auto-delegato e assoluto dell’Esecutivo, si genera il mostro del totalitarismo. Il problema è che il totalitarismo che si sta delineando è molto più pericoloso di quelli che storicamente conosciamo, perché avallato completamente da un’opposizione inerte e in sudditanza.
Questo Governo però sta riuscendo, con i suoi metodi, con la sua comunicazione e con l’aiuto di drappelli di esperti e giornalisti, a estirpare qualsiasi residuo germe di libertà rimasto in Italia. E la mia non è una “sparata”, qualcosa per “alzare i toni”, ma la semplice constatazione del fatto che il declino di questo Paese sta andando di pari passo con il declino delle sue libertà. Ho parlato di “declino” perché è proprio questa la parola che Friedrich von Hayek, uno dei padri del liberalismo di scuola austriaca, usa nella sua opera “La società libera” per descrivere la situazione di uno Stato in cui avere opinioni diverse da quella corrente costituisce motivo di riprovazione.
Se pensiamo a quello che succede in Italia, dove a comandare non è più la politica ma l’opinione di questo o quel virologo, stiamo arrivando alla fotografia perfetta del declino. In Hayek c’è tutto: lo Stato che si aggrappa all’emergenza per espandere i propri poteri, il ricorso agli “esperti” che nessuno può contraddire, addirittura (ed è il nostro caso) la totale subordinazione delle assemblee democratiche (in cui dovrebbe risiedere il potere vero, quello emanato dal voto popolare) alle decisioni e al potere dell’Esecutivo e di quelle figure “speciali” scelte per affrontare l’emergenza. È la democrazia che si mangia da sola, cancellando ogni tratto liberale e cedendo ai nuovi valori della “competenza”, della “pianificazione” e del “controllo”. La competenza peraltro è davvero un valore, ma non quando viene sventolato per mettere a tacere gli altri.
Chiunque abbia letto von Hayek e la scuola austriaca potrà dirvi che è un film già visto: è proprio questo il modo in cui lo Stato si avvicina al totalitarismo, ossia su una strada lastricata di buone intenzioni, di “competenze”, di “necessità di protezione”. È lo stesso meccanismo per cui, in economia, lo Stato cresce sempre senza mai fermarsi: trovando di volta in volta un’azienda decotta da salvare, un’ingiustizia da sanare o una disuguaglianza da “riequilibrare”, lo Stato continua a spendere i soldi dei contribuenti e se possibile a ingigantire la mole del debito. Questo è frutto del pericolo di cui parlava von Hayek in “La via della schiavitù”, una delle sue opere più celebri: scambiare la democrazia per un “fine” politico, quando essa in realtà è solo uno dei molteplici strumenti utilizzabili per arrivare alla libertà. Se la “legittimazione democratica” di uno Stato porta lo Stato stesso a potersi permettere provvedimenti illiberali e a mettere a tacere chi la pensa in modo diverso, la schiavitù diventa un dato di fatto, il totalitarismo una realtà.
Secondo voi è tollerabile questa deriva tecnocratico-plebiscitaria a danno degli stessi principi inviolabili della libertà economica, e di conseguenza della libertà individuale, costituzionalmente garantiti?