RECOVERY PLAN, SPIEGATO IN SINTESI

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(Articolo scritto da Fabrizio Valerio Bonanni Saraceno)

La bozza del Recovery Plan Tabella per tabella - Economia - ANSA
L’Ue riserverà 210 miliardi di euro all’Italia, di cui 144,2 miliardi serviranno per finanziare nuovi progetti ed i restanti 65,7 miliardi finanzieranno i progetti in essere.

Il Consiglio dei Ministri di martedì 12 gennaio 2021, ha approvato la proposta di Piano nazionale di ripresa e resilienza – PNRR (testo in calce), che verrà inviato alla Camera e al Senato per essere approvato.

Con questo piano si attuerà il programma “Next Generation EU”, varato dall’UE per integrare il Quadro finanziario pluriennale (QFP) 2021-2027 a causa delle conseguenze economiche e sociali del Covid-19.

Il Piano è strutturato su obiettivi di policy e interventi congiunti inerenti ai principali settori strategici condivisi dall’Unione europea e sono:

Secondo il Governo, questi investimenti permetteranno di innovare il sistema Italia dal punto di vista ecologico e digitale secondo i parametri e le finalità condivise con l’Ue, ossia:

  1. digitalizzazione e innovazione,
  2. transizione ecologica,
  3. inclusione sociale.

Gli obiettivi di innovazione che verranno perseguiti in modo trasversale sono:

  1. rafforzamento del ruolo della donna,
  2. contrasto alle discriminazioni di genere,
  3. accrescimento delle competenze, della capacità e delle prospettive occupazionali dei giovani,
  4. riequilibrio territoriale,
  5. sviluppo del Mezzogiorno.

Il Piano si sviluppa su 6 missioni ed ognuna di essa rappresenta una “area tematica” diversa e specifica:

  1. digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura;
  2. rivoluzione verde e transizione ecologica;
  3. infrastrutture per una mobilità sostenibile;
  4. istruzione e ricerca;
  5. inclusione e coesione;
  6. salute.

Le suddette missioni sono riassunte in 16 componenti, finalizzati a raggiungere gli obiettivi economico-sociali, secondo quanto è stato delineato dal Governo nella sua strategia, le 16 componenti si articolano in 47 linee di intervento per progetti omogenei e coerenti.

L’importo previsto per realizzare le 6 missioni del PNRR ammonta a circa 210 miliardi di euro, di cui 144,2 miliardi sovvenzioneranno “nuovi progetti”, mentre i restanti 65,7 miliardi saranno utilizzati per i “progetti in essere” i quali, essendo stati ricompresi nel PNRR, fruiranno di un’accelerazione dei profili temporali di realizzazione e di spesa.

Il Governo, con il PNRR si prefigge lo scopo di ottimizzare le risorse destinate agli investimenti pubblici, che ammontano ad oltre il 70%.

Il 21% delle risorse saranno utilizzate per finanziare gli incentivi al settore privato.

L’importo degli investimenti previsti per i nuovi progetti sono aumentati di circa 20 miliardi di euro, grazie all’utilizzo delle risorse nazionali del Fondo di sviluppo e coesione 2021/2027 ed essi sono:

  1. rete ferroviaria veloce,
  2. portualità integrata,
  3. trasporto locale sostenibile,
  4. banda larga e 5G,
  5. ciclo integrale dei rifiuti,
  6. infrastrutturazione sociale e sanitaria del Mezzogiorno.

I criteri volti a concentrare gli interventi su quelli trasformativi sono stati utilizzati per strutturare gli investimenti, con maggiore impatto sull’economia e sul lavoro.

Inoltre sono stati definiti i “progetti in essere” ed i “nuovi progetti”.

Il primo 70 per cento delle sovvenzioni sarà utilizzato entro la fine del 2022 e speso entro la fine del 2023.

Il rimanente 30 per cento delle sovvenzioni sarà investito tra il 2023 e il 2025, con i prestiti totali che aumenteranno nel corso del tempo, in linea con l’obiettivo di mantenere un livello elevato di investimenti e altre spese, in confronto all’andamento tendenziale.

Nei primi tre anni, la maggior parte degli investimenti e dei “nuovi progetti” sarà sostenuta da sovvenzioni e tra il 2024-2026, viceversa, la quota maggiore dei finanziamenti per progetti aggiuntivi arriverà dai prestiti.

Nella tabella pubblicata sul portale del Governo è mostrata l’entità delle risorse che si prevede di utilizzare nelle sei missioni, con la divisione tra i progetti già in essere e nuovi. 

Secondo il Governo il PNRR impatterà avrà un impatto positivo sulle principali variabili macroeconomiche e sugli indicatori di inclusione, equità e sviluppo sostenibile, anche mediante i maggiori investimenti che realizzerà in modo diretto ed indiretto e tramite le innovazioni tecnologiche che renderà fattive e incentiverà.

Per quanto riguarda la Giustizia, lo stanziamento globale previsto per la sua innovazione organizzativa ammonta a 2 miliardi di euro, a cui si sommeranno le risorse complementari di 1 miliardo e 10 milioni di euro, connesse agli stanziamenti della Legge di Bilancio.

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ALLARME 2021: CON LA TERZA ONDATA DEL COVID-19 , GLI ANALISTI INTERNAZIONALI PREVEDONO ANCHE LA SECONDA RECESSIONE DELL’EUROZONA

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(Articolo scritto da Fabrizio Valerio Bonanni Saraceno)

Eurozona, l'allargamento può attendere. Almeno altri due anni per i  prossimi membri - Eunews
Eurozona in possibile recessione economica.

Il Covid-19 sta incrementando la crisi economica dell’Eurozona, per la la quale, nel 2021, è prevista una seconda recessione, a conferma di ciò vi sono le previsioni delle più importanti banche internazionali, con un segno negativo per il primo trimestre dell’anno.

A causa dei conseguenti problemi economici legati alla dilagante pandemia in corso, gli stati dell’Eurozona e la stessa Banca Centrale Europea, si stanno indebitando progressivamente.

Gli analisti delle maggiori banche internazionali prevedono un ribasso dell’economia europea e tali previsioni vanno ad aggiungerci alle preoccupazioni espresse dalla BCE nel bollettino di gennaio riguardo alla ripresa economica.

Bloomberg Economics prevede che l’Eurozona avrà una decrescita del 4% nel primo trimestre, mentre precedentemente prevedeva un’espansione dell’1,3%.

Invece la JP Morgan prevede una contrazione dell’1% e un’antecedente crescita attesa del 2%, e UBS, secondo cui, invece di un incremento del 2,4%, si farà fronte a un -0,4%.

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L’IMPOSSIBILITA’ DI CENSURARE IL DIFFUSO MALESSERE SOCIALE, SARA’ LA VERA CENSURA NEI CONFRONTI DEI CENSORI

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(Articolo scritto da Fabrizio Valerio Bonanni Saraceno)

L'immagine può contenere: una o più persone, il seguente testo "Donald J. Trump @realDonaldTrump 51 Following 88.7M Followers Account suspended DONALD TRUMP SOSPESO DAI SOCIAL Twitter suspends accounts that violate the Twitter Rules."
La dittatura del “pensiero unico” di Facebook.

I social network non censurano i profili dei dittatori e degli integralisti islamici, ma censurano Trump.

L’offensiva del pensiero unico avanza inesorabile, pensando di silenziare un malessere devastante di cui la figura politica di Trump ne è l’effetto e non la causa.

O forse quei poteri che oggi vogliono censurare e obliterare il dissenso, in realtà vogliono solo fomentarlo indirettamente, provocandolo con queste restrizioni staliniste, affinché possano provocare un’azione, per poi giustificare la loro reazione (come è accaduto con il blando intervento della polizia di Capitol Hill, che aveva persino rifiutato l’intervento della guardia nazionale, durante la manifestazione pro Trump e la successiva invasione del Campidoglio da parte di una minoranza violenta dei manifestanti….).

Per la serie creo prima il problema per poi essere giustificato a risolverlo……

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TOLTO TRUMP, RESTA IL MALESSERE SOCIALE DEGLI USA

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(Articolo scritto da Fabrizio Valerio Bonanni Saraceno)

Spari a Capitol Hill, colpita una donna, feriti anche agenti - Ultima Ora -  ANSA
Manifestazione popolare a Capitol Hill.

La fine dell’amministrazione Trump, non determinerà la fine del malessere sociale ed economico di una gran parte degli americani che Trump ha rappresentato e forse continuerà a rappresentare e che 4 anni fa lo fece vincere, ossia di quella middle-class progressivamente depauperata, nei decenni precedenti, dalle politiche a favore dell’industria finanziaria e a danno di quella manifatturiera.

Un malessere che è ormai radicato nella società statunitense e che sta portando a dei prodromi di guerra civile.

L’amministrazione Biden non potrà illudersi di aver risolto questo malessere sociale ed istituzionale, con l’eliminazione di Trump dalla presidenza, perché ciò che molti sedicenti politologi ed esperti non hanno ancora capito o fingono di non capire è che Trump non è stata la causa del malessere, ma l’effetto, il risultato elettorale e rappresentativo di quella società statunitense in serio disagio economico e sociale.

Ridurre l’importanza sociale della manifestazione a Capitol Hill di migliaia di americani arrivati dalla provincia profonda, con anziani e bambini presenti, non può essere ridotta ad una minoranza violenta e facinorosa, che a quanto risulta è stata agevolata nel suo delinquere all’interno del Campidoglio dalla negligenza della polizia presente.

Negli Stati Uniti, da qualche decennio si è sviluppata una progressiva profonda lacerazione dell’unità sociale e culturale che non si risolverà con l’anatema nei confronti di Trump e che anzi con la crisi economica derivante dall’attuale pandemia potrebbe portare a degli ulteriori disordini e disastri inimmaginabili.

Et posteris judicas….

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LESIONE DELL’INTERESSE LEGITTIMO E RESPONSABILITA’ EXTRA CONTRATTUALE DEL GOVERNO CONTE.

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(Articolo scritto da Fabrizio Valerio Bonanni Saraceno)

Risarcimento per lesione di interessi legittimi pretensivi e bene della  vita – Giurdanella.it
Ubi societas, ibi ius.

Il Governo Conte, secondo quanto è stato affermato recentemente nell”ordinanza 45986/2020 del Tribunale Civile di Roma, ha emanato dei dpcm illegittimi, che hanno causato un danno economico ad un commerciante, che per le restrizioni imposte in modo incostituzionale non ha potuto pagare il canone di affitto, ricevendo di conseguenza un ingiunzione di sfratto per morosità da parte del proprietario dell’immobile.

Da questa significativa sentenza, si delinea una letteratura giurisprudenziale, da cui si evince una responsabilità aquilana da parte del Governo Conte nei confronti di tutti coloro che hanno subito un danno economico e quindi patrimoniale dalle restrizioni imposte dall’attuale esecutivo in modo illegittimo.

Una responsabilità extra contrattuale derivante anche dalla lesione di un interesse legittimo, visto che il governo ha esercitato le sue funzioni di amministrazione pubblica in modo illegittimo, una conseguenza logico-giuridica derivante anche da quanto affermò, nella storica sentenza b.500 del 22/07/199 delle Sezioni Unite, la Cassazione Civile riguardo alla risarcibilità dell’interesse legittimo.

L’interesse legittimo è una situazione giuridica individuale che ha trovato riconoscimento nell’ordinamento italiano, grazie alla legge n. 5992/1889 e tale interesse consiste in una situazione giuridica soggettiva che comporta in capo al singolo il potere di sollecitare un controllo giudiziario in ordine al comportamento tenuto, correttamente o meno, dalla pubblica amministrazione.

Nel caso di specie, la lesione dell’interesse legittimo è causata dall’emanazione dei dpcm illegittimi da parte del Governo Conte e l’interesse legittimo al pari di quello di un diritto soggettivo o di altro interesse, giuridicamente rilevante, rientra nella fattispecie della responsabilità aquiliana ai fini della qualificazione del danno come ingiusto, che in questo caso è causato dal depauperamento delle condizioni economiche degli italiani, a causa delle restrizioni imposte dai suddetti incostituzionali dpcm.

Siccome per pervenire al risarcimento del danno è necessario che l’attività illegittima della Pubblica Amministrazione abbia determinato la lesione dell’interesse al bene della vita al quale l’interesse legittimo si collega, nel caso di specie si configura pienamente.

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GOVERNO CONTE: OFFENSIVA CONTRO LO STATO DI DIRITTO

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Oltre ad aver violato la Costituzione italiana con dei dpcm incostituzionali, l’attuale Governo cerca anche di ridimensionare il diritto penale.

(Articolo scritto da Fabrizio Valerio Bonanni Saraceno)

Il "Decreto Semplificazioni" nelle slides del Governo - claai.info
Decreto Legge “Semplificazioni” 16 luglio 2020 n. 76.

L’attuale esecutivo, dopo aver ripetutamente violato la Costituzione italiana con dei dpcm incostituzionali (vedi ordinanza n. 45986/2020 del Tribunale Civile di Roma), minando in tal modo lo stato di diritto, a causa delle restrizioni della libertà di circolazione ed economica che hanno determinato un progressivo depauperamento economico degli italiani, dietro il pretesto di voler contrastare il fenomeno, frequente fra i funzionari pubblici, denominato “burocrazia difensiva”, ossia quella ritrosia e timore di assumere decisioni per promuovere attività di interesse pubblico, timore nascente dal pericolo di incorrere in conseguenze giudiziarie a proprio carico, ha emanato il Decreto Legge “Semplificazioni” 16 luglio 2020 n. 76.
Con tale decreto, il Governo ha legiferato delle modifiche in materia penale, ridimensionando la portata della fattispecie incriminatrice del reato di “abuso d’ufficio” ex art.323 c.p.
La suddetta modifica stabilisce che è configurabile il reato di abuso d’ufficio solo quando non vengono rispettate specifiche regole di condotta espressamente previste dalla legge o da atti aventi forza di legge.
Con questa riforma si esclude dalla fattispecie de quo l’inosservanza di norme di rango secondario, regolamentare e subprimario.
L’innovazione della nuova previsione normativa sussiste anche nel fatto che quantunque venisse volata la legge di rango primario, sarebbe comunque esclusa la fattispecie incriminatrice di abuso d’ufficio se dalla norma violata risultassero dei margini di discrezionalità in capo al funzionario pubblico.
Lo scopo di questa riforma è palesemente quello di contrastare la giurisprudenza penale prevalente (la quale prevede una limitazione rigida dell’eccesso di potere dei funzionari pubblici), privando di conseguenza il giudice penale di sindacare l’eventuale vizio di eccesso di potere compiuto dalla Pubblica Amministrazione.
Questa riforma finisce per depenalizzare, per giunta in modo retroattivo, anche le fattispecie criminose più gravi, che danneggiano l’interesse pubblico.
Questa politica rappresenta il proseguo di una pericolosa tendenza giuridico-culturale improntata sulla depenalizzazione, che è stata già avviata nei precedenti Governi di centrosinistra (come avvenne con D.Lgs. n.50/2016 – aggiunto ad opera del D.L. n. 32/2019, durante il Governo Gentiloni).

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PROROGA BONUS € 1.000 – DL RISTORI QUATER

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🥇 Decreto Legge "Ristori quater": il comunicato stampa del CdM

(Articolo di Rosy D’Elia – LEGGI E PRASSI – www.informazionefiscale.it)

Domanda bonus 1.000 euro DL Ristori quater, proroga della scadenza al 31 dicembre

Domanda bonus 1.000 euro DL Ristori quater, dall’INPS arriva la proroga della scadenza al 31 dicembre a un giorno dal termine fissato dal testo del provvedimento. La notizia è contenuta nella circolare numero 146 del 14 dicembre 2020 che riepiloga anche i requisiti a cui devono rispondere i lavoratori interessati per ottenere l’indennità. Il rebus di date si fa sempre più complesso.

15 DICEMBRE 2020Domanda bonus 1.000 euro DL Ristori quater, proroga della scadenza al 31 dicembreSPONSORIZZATODA ADVERTISING PARTNERVideo Sponsorizzato

Per saperne di più, guarda il video

Domanda bonus 1.000 euro DL Ristori quater, a un passo dalla scadenza arriva la proroga INPS: i lavoratori stagionali, dello spettacolo e del turismo che non hanno richiesto le somme in precedenza hanno tempo fino al 31 dicembre 2020.

D’altronde il testo del DL numero 157 del 30 novembre 2020 indicava il 15 dicembre 2020 come termine ultimo per le richieste, ma l’Istituto non ha ancora attivato il servizio online necessario per inviare la domanda di accesso al bonus 1.000 euro.

La notizia della proroga della scadenza, prevedibile fin dall’inizio nonostante le conferme dell’Istituto stesso, è arrivata con la circolare numero 146 del 14 dicembre 2020.

In ogni caso oggi, 15 dicembre, resta l’ultima data utile per richiedere le somme stanziate dal Decreto Agosto per le stesse categorie di lavoratori.

Il rebus della tabella di marcia da rispettare per beneficiare delle indennità previste dalla scorsa estate si fa sempre più complesso: una panoramica sul calendario.

Domanda bonus 1.000 euro DL Ristori quater, proroga della scadenza al 31 dicembre

Dopo il Decreto Agosto e il primo Decreto Ristori, il decreto-legge 30 novembre 2020, n. 157, all’articolo 9 ha previsto una nuova tranche del bonus 1.000 euro dedicato alle seguenti categorie di destinatari:

  • i lavoratori stagionali e i lavoratori in somministrazione dei settori del turismo e degli stabilimenti termali;
  • i lavoratori dipendenti stagionali appartenenti a settori diversi da quelli del turismo e degli stabilimenti termali;
  • i lavoratori intermittenti;
  • i lavoratori autonomi occasionali;
  • i lavoratori incaricati alle vendite a domicilio;
  • i lavoratori dello spettacolo;
  • i lavoratori a tempo determinato dei settori del turismo e degli stabilimenti termali.

Tutti i requisiti per categoria di lavoratori nel testo della circolare INPS numero 146 del 2020.INPS – Circolare numero 146 del 14 dicembre 2020Decreto-legge 30 novembre 2020, n. 157, recante “Ulteriori misure urgenti connesse all’emergenza epidemiologica da COVID-19”. Indennità una tantum e indennità onnicomprensiva finalizzate al sostegno di alcune categorie di lavoratori le cui attività lavorative sono state colpite dall’emergenza epidemiologica da COVID-19. Istruzioni contabili. Variazioni al piano dei conti.

Come per le altre erogazioni, l’accesso all’ultima tornata di indennità segue un doppio binario:

  • i lavoratori che hanno già beneficiato del bonus 1.000 euro del Decreto Ristori non devono presentare alcuna domanda;
  • tutti gli altri che hanno i requisiti per richiederlo devono procedere con la domanda all’INPS utilizzando il servizio online dedicato.

Tra le diverse novità introdotte, il Decreto Ristori quater ha anche riaperto le domande per l’accesso all’indennità una tantum del Decreto Agosto fissando come nuova scadenza il 15 dicembre 2020. Il testo, inoltre, indicava la stessa data anche per la richiesta della nuova tranche del bonus 1.000 euro.

Con la circolare numero 146 del 14 dicembre 2020, come già accaduto per le date del primo Decreto Ristori, l’INPS cambia la tabella di marcia e stabilisce una proroga per le domande del bonus 1.000 euro concesso nell’ambito del Decreto Ristori quater al 31 dicembre 2020.

Si ridefinisce ancora una volta il calendario come segue.

Bonus 1.000 euro lavoratori autonomi, stagionali, spettacolo e turismoScadenzaServizio attivo
Articolo 9 DL 104 del 2020, Decreto Agosto15 dicembre 2020 (riapertura dopo la scadenza del 13 novembre 2020)Servizio online attivato, chiuso e poi riaperto in seguito alle novità del Decreto Ristori quater
Articolo 15 DL numero 137 del 2020, Decreto Ristori18 dicembre 2020 (inizialmente fissata al 30 novembre 2020)Servizio online attivo dal 30 novembre
Articolo 9 DL numero 157 del 2020, Decreto Ristori quater31 dicembre 2020 (inizialmente previsto per il 15 dicembre 2020)Servizio non ancora attivo

Resta, quindi, invariato il termine ultimo per le domande di accesso all’indennità del Decreto Agosto.

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L’ITALIA A PICCO NEL SUO DEBITO

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Mentre la nostra classe politica persevera volutamente a non vedere la “trave” per occuparsi solamente delle “pagliuzze”, il sistema Italia cala a picco verso una deriva di fallimento strutturale ed economico (forse) senza possibilità di recupero, almeno nel medio termine.

Una nazione anagraficamente sempre più anziana, con il tasso di natalità più basso d’Europa ed un sistema pensionistico alquanto precario, non può che far seriamente preoccupare riguardo al suo futuro.

L’attuale pandemia ha contribuito in modo rilevante a far aumentare la spesa pubblica in modo esponenziale, con restrizioni che hanno compromesso il sistema economico e imprenditoriale.

I dati economici e strutturali dell’Italia sono quelli di una nazione in guerra, con la differenza che la guerra distrugge un sistema, mentre quello italiano ristagna mantenendo le sue annose dinamiche di sprechi e di corruzioni.

Il dato più eclatante di questa ripida discesa economica e anche sociale è l’aumento progressivo ed irrefrenabile del debito pubblico dell’ex grande potenza Italia, ormai ridotta ad essere la terra di nessuno o lido di scarico di traffico umano da parte degli scafisti e di chi sta dietro di loro.

Infatti l’unica crescita che oggi riesce a vantare l’Italia è quella dell’aumento dell’indebitamento pubblico della Pubblica Amministrazione, aumentato di 3,2 miliardi  di euro rispetto al mese precedente, arrivando a toccare la soglia di 2.587 miliardi di euro.

Eppure sembra che alla nostra classe politica tutto questo sembra marginale, si parla di rimpasti governativi, di come presentarsi alle prossime elezioni, insomma di tutto ciò che riguarda la gestione ordinaria della nostra politica, indifferente totalmente ad affrontare la gestione dei problemi straordinari che affossano l’Italia e la sua economia, come a dire….. “tutto va bene madama la marchesa”.

(Articolo di Fabrizio Valerio Bonanni Saraceno)

Come il debito pubblico italiano è esploso dal 2006 in cifre -  InvestireOggi.it

Di seguito, a tal proposito, vi invito a leggere questo articolo.

IL DEBITO PUBBLICO CORRE A RITMI RECORD

(Articolo di Violetta Silvestri – Fonte: www.money.it)

Italia nella morsa del debito pubblico.

Cresce ancora e si posiziona su un nuovo livello record l’indebitamento dello Stato.

A confermare il trend, piuttosto prevedibile con l’emergenza economica della pandemia, gli ultimi dati della Banca d’Italia.

A quanto ammonta il debito pubblico italiano del mese di ottobre?

Italia: il debito pubblico aumenta ancora

Nuovo triste record per il debito pubblico italiano rilevato da Bankitalia.

Da via Nazionale sono giunti i risultati di ottobre, che hanno messo in evidenza quanto l’indebitamento di Stato stia crescendo a dismisura negli ultimi mesi, spinto dalla crisi pandemica.

Gli interventi straordinari e urgenti che il Governo ha dovuto adottare per arginare il grave impatto di epidemia e lockdown stanno lasciando il segno nei conti pubblici.

Secondo i dati di ottobre, quindi, è stato raggiunto un nuovo record: l’indebitamento nazionale detenuto dalle Amminstrazioni pubbliche ha toccato i 2.587 miliardi di euro, crescendo di 3,2 miliardi rispetto al mese precedente.

Nel dettaglio, Bankitalia ha evidenziato l’andamento del debito nelle varie sottocategorie:

  • Amministrazioni centrali: +3,4 miliardi;
  • Amministrazioni locali: -0,2 miliardi;
  • Enti di previdenza: stabile

La vita media residua del debito si è attestata a 7,4 anni, in crescita rispetto ai 7,2 della rilevazione precedente.

In diminuzione, infine, le entrate tributarie conteggiate nel bilancio dello Stato: 33 miliardi di euro il valore a fine ottobre, in calo del 15,5% rispetto allo stesso mese 2019. Nel periodo gennaio-ottobre 2020 gli incassi da imposte sono stati del valore di 321,1 miliardi (-6,7% in confronto al 2019).

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IL PREVENTIVO E’ UN DOCUMENTO GIURIDICO, NONCHE’ PROVA PROCESSUALE

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Il preventivo è un documento giuridico qualora sia in originale e sottoscritto da entrambe le parti e per far sì che la controparte impedisca che sia una prova deve contestarlo in modo specifico e non generico.

A tal proposito riporto, di seguito il commento dell’Avv. Carmine Lattarulo sul tema affrontato.

Il preventivo dell'amministratore di condominio tra costi reali, apparenti  e nascosti

IL PREVENTIVO NON CONTESTATO SPECIFICAMENTE E’ PROVA

(Articolo di Carmine Lattarulo – Fonte: www.altalex.it)

L’art. 167 c.p.c. impone al convenuto l’onere di prendere posizione in modo specifico e non limitarsi a una generica contestazione del documento (Cassazione n. 27624/2020)

Il preventivo non contestato specificamente è prova. La contestazione non deve essere generica, ma specifica (Cassazione Civile Sez. VI, ordinanza 3 dicembre 2020 n. 27624 – testo in calce)

La Suprema Corte abbozza una distinzione tra documento giuridico e documento non giuridico, sebbene nel nostro ordinamento positivo manchi persino una definizione giuridica di documento: il legislatore ha sempre rivolto la propria attenzione non al documento in sé, quanto alla rilevanza che esso può avere sul piano probatorio, tant’è che, anche nel codice civile, i due documenti per eccellenza, l’atto pubblico e la scrittura privata, vengono collocati sotto la voce “prova documentale”. Mancando dunque un esplicito supporto normativo per arrivare ad una nozione giuridica di documento, ci si affida alla dottrina: secondo Francesco Carnelutti, il documento è una “cosa che fa conoscere un fatto”. Per altri autori, N. Irti, ad esempio, è un opus risultato di un lavoro umano.

Ebbene, la Corte, nella sentenza in commento, si avventura in una distinzione tra documento giuridico e documento non giuridico.

Il documento non giuridico, ad esempio della Corte, sarebbe la fotocopia incompleta di un atto non sottoscritto e non avrebbe, quindi, gli elementi per potersi considerare documento.

Il documento giuridico, secondo la Corte, sarebbe il preventivo in originale completo di ogni elemento identificativo (come se la copia fotostatica di un documento di parte non avesse più alcuna efficacia) e solo in questo caso il convenuto avrebbe l’onere di contestazione specifica: “in questo caso – afferma – la contestazione è necessaria proprio perché, dando per scontato che il documento è giuridicamente tale, ossia ha i requisiti per considerarsi documento, l’unica cosa di cui si discute è se sia atto sufficiente a fare da prova di un fatto”.

Sebbene la sentenza lasci molto perplessi sul concetto di documento giuridico e documento non giuridico, quando, come detto, non esiste neppure una definzione di documento nell’ordinamento, si apprezza per incidere nel solco già segnato dell’onere di contestazione non generica, ma specifica, solco banalizzato da una minoritaria giurisprudenza di merito.

Secondo l’art. 167: “nella comparsa di risposta il convenuto deve proporre tutte le sue difese …”. In assenza di contestazioni, l’attore non deve articolare prove. Lo dispone l’art. 115: “salvi i casi previsti dalla legge, il giudice deve porre a fondamento della decisione le prove proposte dalle parti o dal pubblico ministero nonché i fatti non specificatamente contestati dalla parte costituita.

Il ritardo della eccezione ha quindi due effetti: costituisce prova per l’avversario ed esita in irritualità, perchè, diversamente, sollevata oltre il termine, violerebbe le regole del contraddittorio, perchè l’attore non può, in quella sede, articolare adeguati mezzi istruttori.

La contestazione deve, peraltro, essere specifica, come insegnato in precedenti arresti: “la individuazione dei fatti che controparte ha l’onere di provare non può limitarsi a una generica affermazione della infondatezza della pretesa creditoria, ma deve avere a oggetto i suoi fatti costitutivi, emergenti dalle allegazioni dell’attore” (Cass. Civ. Sez. II 28 settembre 2017 n. 22701; Cass. Civ. Sez. Lav. 31 gennaio 2017 n. 2499; Cass. Civ. Sez. I 28 gennaio 2015 n. 1609; Cass. Civ. Sez. III 5 marzo 2009 n. 5356; Cass. Civ. Sez. II 13 febbraio 2008 n. 3474; Cass. Civ. Sez. III 06 febbraio 2004 n. 2299).

_____________________________________________________________________________

CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE
SEZIONE SESTA CIVILE
SOTTOSEZIONE 3
Ordinanza 3 dicembre 2020, n. 27624


Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:
Dott. AMENDOLA Adelaide – Presidente –
Dott. DE STEFANO Franco – Consigliere –
Dott. TATANGELO Augusto – Consigliere –
Dott. CRICENTI Giuseppe – rel. Consigliere –
Dott. PORRECA Paolo – Consigliere –
ha pronunciato la seguente:
ORDINANZA
sul ricorso 17918-2019 proposto da:
SERAFINO INGROSSO ARREDAMENTI SAS, in persona del legale rappresentante
pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DIONIGI MARIANNA 43,
presso lo studio dell’avvocato CRISTINA MANCINI, rappresentata e difesa
dall’avvocato MICHELE FINO;

  • ricorrente –
    contro
    COMUNE DI TREBISACCE, in persona del Sindaco pro tempore, elettivamente
    domiciliato in ROMA, VIA TARO 25, presso lo studio dell’avvocato ERNESTO
    IANNUCCI, rappresentato e difeso dall’avvocato ANTONIO PIERPAOLO POMPILIO;
  • controricorrente –
    avverso la sentenza n. 2070/2018 della CORTE D’APPELLO di CATANZARO,
    depositata il 26/11/2018;
    udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non partecipata del
    29/10/2020 dal Consigliere Relatore Dott. GIUSEPPE CRICENTI.
    Svolgimento del processo
    La società ricorrente, “SERAFINO INGROSSO ARREDAMENTI sas” è proprietaria
    di un autocarro Iveco, che ha riportato danni alla parte superiore mentre, condotto da
    un dipendente, cercava di passare sotto un ponte che si trovava su strada del
    Comune di Trebisacce.
    Secondo la ricorrente il Comune non aveva segnalato l’altezza del ponte,
    circostanza che ha impedito al conducente di valutare gli spazi adeguatamente, con
    la conseguenza che il veicolo ha subito danni alla parte superiore, per un
    ammontare di circa 12 mila Euro, come da preventivo e da fattura allegate.
    La società ha agito quindi contro il Comune di Trebisacce, il quale si è difeso
    sostenendo, da un lato, di non avere alcun obbligo di segnalare l’altezza; in secondo
    luogo attribuendo tutta o parte della responsabilità al conducente del veicolo che
    avrebbe cercato di passare sotto al ponte ad una velocità eccessiva.
    Il Tribunale di Castrovillari ha accolto la domanda riconoscendo una cifra di poco
    inferiore a quella portata dal preventivo.
    Il Comune di Trebisacce ha proposto appello, proponendo un motivo sull’an, ed uno
    sulla prova dell’ammontare del danno, quest’ultimo accolto dalla corte di secondo
    grado.
    La società “Serafino Ingrosso Arredamenti sas” propone due motivi di impugnazione,
    cui resiste con controricorso il Comune di Trebisacce che deposita memorie.
    Motivi della decisione
    1.- La ratio della decisione impugnata.
    La corte di appello, pur avendo due motivi di impugnazione, uno sulla responsabilità
    del Comune e l’altro sull’ammontare del danno, accoglie solo quest’ultimo, dando, si
    ritiene, per assorbito il primo.
    E lo accoglie ritenendo insufficiente la prova fornita dalla società ricorrente, non
    potendo considerarsi utile, a tale fine il preventivo, che peraltro viene ritenuto
    illeggibile, nè del tutto conferente la prova testimoniale.
    2.- La società ricorrente contesta questa ratio con due motivi.
    Con il primo motivo assume violazione degli artt. 342 c.p.c., oltre che artt. 112, 115 e
    116 c.p.c..
    Il senso del motivo è il seguente: secondo la ricorrente, il Comune in primo grado
    non ha contestato in modo specifico l’ammontare del danno, essendosi limitato alla
    perentoria affermazione che la richiesta di risarcimento era eccessiva, ed anzi,
    avendo mostrato acquiescenza a quella pretesa, ossia alla indicazione
    dell’ammontare, con la conseguenza che la contestazione del quantum non poteva
    più essere riproposta come motivo di appello, sul quale invece erroneamente ha
    deciso la corte di secondo grado.
    3.- Con il secondo motivo si lamenta violazione dell’art. 115 c.p.c. e 2697 c.-c. per
    avere la corte fondato il suo giudizio in tanto solo sul preventivo, mentre altre prove
    del quantum erano state offerte, sia quella testimoniale che una fattura; e per essere
    incorsa in errore percettivo ritenendo non leggibile il preventivo che invece era
    chiaro.
    Il ricorso è fondato.
    Il primo motivo postula che una contestazione solo generica ed anzi contraddittoria
    in primo grado comporti una acquiescenza che non può essere poi messa in
    discussione con l’appello.
    La violazione dell’onere, imposto al convenuto (art. 167 c.p.c.) di prendere posizione
    in maniera specifica e non limitarsi ad una generica contestazione, ha come
    conseguenza che non solo l’attore viene esonerato dalla prova del fatto non
    contestato, ma che non è ammessa una contestazione specifica successiva, ossia
    fuori termine (Cass. 22701/2017).
    Il Comune di Trebisacce in effetti non ha svolto una contestazione specifica
    dell’ammontare del risarcimento richiesto; anzi, negli atti difensivi del primo grado ha
    ritenuto che la responsabilità del conducente, per velocità eccessiva, si poteva
    dedurre dall’entità dei danni riportati dal veicolo, con ciò ammettendo che tali danni
    erano, per l’appunto, ingenti. Infine, con il controricorso il Comune di Trebisacce
    ammette in un certo senso di non aver fatto una specifica contestazione del quantum
    perchè non era tenuto a farla, nel senso che, poichè la prova che l’attore adduceva
    era un preventivo, e poichè il preventivo non è prova, ciò rendeva superfluo
    contestarlo.
    Il Comune di Trebisacce richiama (p. 4 del controricorso) a sostegno di questa sua
    tesi Cass. 11765/2013 che ha ritenuto sussistere l’onere di specifica contestazione
    solo se il documento da contestare è giuridicamente esistente: si trattava di
    fotocopie non firmate ed incomplete nel contenuto.
    Ovviamente non è una tesi che si possa accogliere, in quanto altro è il documento
    che giuridicamente non è tale (cioè non ha gli elementi per potersi considerare
    documento, e, come si è verificato nel precedente citato, tale deve ritenersi una
    fotocopia incompleta di un atto non sottoscritto), altro è invece il documento che è
    formalmente e giuridicamente tale, ma della cui efficacia probatoria si discute; il
    convenuto non ha l’onere di prendere specifica posizione su documenti che non
    hanno i requisiti minimi per essere considerati tali, condizione questa che precede
    quella del loro valore probatorio, attenendo alla loro stessa natura giuridica di
    documenti; ha invece l’onere di contestazione specifica di documenti che sono
    giuridicamente tali (il preventivo in originale completo di ogni elemento identificativo,
    lo è), e di cui si tratta di valutare l’efficacia probatoria. In questo caso la
    contestazione è necessaria proprio perchè, dando per scontato che il documento è
    giuridicamente tale, ossia ha i requisiti per considerarsi documento, l’unica cosa di
    cui si discute è se sia atto sufficiente a fare da prova di un fatto.
    Dunque, si può concludere nel senso che una contestazione specifica non è stata
    fatta in primo grado, dove anzi, il Comune ha ritenuto che il danno fosse ingente,
    usando questo dato per dedurne l’eccessiva velocità del mezzo, con ciò non
    adeguatamente contestando l’allegazione di parte avversa.
    Inoltre, ed è ciò che rileva maggiormente, la corte aveva a disposizione ai fini della
    valutazione delle prove una serie di indizi, dal preventivo alla richiesta prova
    testimoniale, che avrebbe dovuto, ai fini del quantum valutare anche unitamente al
    comportamento della controparte, ai fini della quantificazione dell’ammontare.
    Invece ha ritenuto apoditticamente insufficiente il quadro probatorio, pur in presenza
    di elementi che avrebbero potuto consentire una stima, essendo peraltro la
    responsabilità del Comune non in discussione.
    Il secondo motivo può dunque ritenersi assorbito.
    P.Q.M.
    La Corte accoglie il primo motivo, assorbito il secondo, cassa la sentenza
    impugnata e rinvia alla Corte di appello di Catanzaro in diversa composizione,
    anche per le spese.
    Così deciso in Roma, il 29 ottobre 2020.
    Depositato in Cancelleria il 3 dicembre 2020
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LA COMMISSIONE EUROPEA METTE IN MORA IL “SISTEMA MAFIOSO” DELL’ITALIA NEL CONCEDERE LE CONCESSIONI DEMANIALI MARITTIME

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Il sedicente “avvocato degli italiani” Conte, nel precedente Esecutivo, di cui era sempre Presidente del Consiglio, in modo illiberale e anti concorrenziale, violando le stesse norme europee, aveva prorogato le concessioni demaniali marittime a danno degli introiti per le autorità locali e per tutti quegli imprenditori che avessero voluto partecipare ad un gara pubblica per ottenere una concessione e potendo così imprendere nel settore turistico-balneare.

Online i dati aperti delle concessioni demaniali marittime | mit

(A tal proposito, di seguito, vi riporto l’articolo di i Alex Giuzio – Fonte: MondoBalneare.com)

Concessioni balneari, UE avvia procedura di infrazione contro l’Italia

Bruxelles ha inviato oggi la lettera di messa in mora, affermando che l’estensione fino al 2033 sarebbe in contrasto col diritto europeo. Fonte: MondoBalneare.com

La Commissione europea ha inviato oggi all’Italia una lettera di messa in mora relativa al rinnovo automatico delle concessioni balneari. Lo ha reso noto un comunicato stampa della stessa Commissione Ue. Il nostro paese ora ha due mesi di tempo per rispondere alle argomentazioni sollevate dall’Europa, dopodiché Bruxelles potrà passare alla seconda tappa della procedura d’infrazione, inviando un parere motivato ed eventualmente comminando all’Italia una sanzione pecuniaria.

Nella lettera di messa in mora, la Commissione Ue chiede all’Italia di «garantire trasparenza e parità di trattamento» nell’assegnazione delle concessioni demaniali marittime. Nello specifico, Bruxelles ritiene che la normativa italiana in materia «sia incompatibile con il diritto dell’Ue e crei incertezza giuridica per i servizi turistici balneari, scoraggi gli investimenti in un settore fondamentale per l’economia italiana e già duramente colpito dalla pandemia di coronavirus, causando nel contempo una perdita di reddito potenzialmente significativa per le autorità locali italiane». La norma italiana a cui la Commissione Ue fa riferimento è la 145/2018, che ha disposto l’estensione delle concessioni balneari fino al 31 dicembre 2033. Tale legge, secondo l’Europa, sarebbe in contrasto con la direttiva 2006/123/CE detta “Bolkestein” sulla liberalizzazione dei servizi, nonché con la sentenza della Corte di giustizia europea “Promoimpresa” del 14 luglio 2016, che aveva dichiarato illegittime le proroghe automatiche e generalizzate sulle concessioni balneari. La sentenza “Promoimpresa” riguardava la proroga al 2020 disposta dal governo Monti, ma in seguito, nel 2018 il primo governo Conte aveva stabilito una nuova estensione fino al 2033, giustificandola non come una proroga automatica bensì come un “periodo transitorio” necessario ad attuare una riforma organica del settore, che l’allora ministro del turismo Gian Marco Centinaio stava concordando con Bruxelles. Tuttavia il primo governo Conte è caduto e l’attuale esecutivo Pd-5Stelle non ha mai portato a compimento il lavoro. Di qui la decisione della Commissione europea di comminare una procedura di infrazione all’Italia.

Secondo quanto afferma la lettera di messa in mora, «gli Stati membri sono tenuti a garantire che le autorizzazioni, il cui numero è limitato per via della scarsità delle risorse naturali (per esempio le spiagge), siano rilasciate per un periodo limitato e mediante una procedura di selezione aperta, pubblica e basata su criteri non discriminatori, trasparenti e oggettivi. L’obiettivo è fornire a tutti i prestatori di servizi interessati – attuali e futuri – la possibilità di competere per l’accesso a tali risorse limitate, di promuovere l’innovazione e la concorrenza leale e offrire vantaggi ai consumatori e alle imprese, proteggendo nel contempo i cittadini dal rischio di monopolizzazione di tali risorse». «L’Italia non ha attuato la sentenza della Corte di giustizia europea», sottolinea infine Bruxelles. «Inoltre da allora ha prorogato ulteriormente le autorizzazioni vigenti fino alla fine del 2033 e ha vietato alle autorità locali di avviare o proseguire procedimenti pubblici di selezione per l’assegnazione di concessioni, che altrimenti sarebbero scadute, violando il diritto dell’Unione». L’Italia aveva subìto una procedura di infrazione europea sulle concessioni balneari già nel 2009, quando era in vigore il regime di “rinnovo automatico” ogni sei anni al medesimo soggetto. Nel 2010 il rinnovo automatico fu abrogato dall’ultimo governo Berlusconi, portando la Commissione Ue a chiudere la procedura di infrazione, e da allora l’Italia è andata avanti con diverse proroghe (prima al 2015, poi al 2020 e infine al 2033), ma senza mai attuare la necessaria riforma complessiva sul demanio marittimo, che possa conciliare il diritto europeo con le aspettative degli attuali concessionari e con le esigenze di un comparto turistico unico al mondo. Ora, con la nuova lettera di messa in mora, il governo non potrà più permettersi ritardi nell’approvazione della necessaria riforma. Fonte: MondoBalneare.com

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