
Ritardi nel rilascio del certificato ex art. 335 c.p.p.: un’analisi del disservizio nella giustizia romana
Introduzione: la paralisi burocratica della giustizia penale a Roma
Negli ultimi mesi, il sistema giudiziario romano ha mostrato criticità significative legate ai ritardi nel rilascio del certificato ex art. 335 c.p.p., documento cruciale per l’esercizio del diritto di difesa. L’Ordine degli Avvocati di Roma, tramite una nota ufficiale firmata dal Presidente Alessandro Graziani, ha denunciato le inefficienze agli organi della magistratura e al Ministero della Giustizia, evidenziando come la burocrazia stia ostacolando l’accesso tempestivo alle informazioni sui procedimenti penali in corso.
I ritardi nella comunicazione dei dati contenuti nel registro delle notizie di reato hanno generato un malcontento diffuso tra i professionisti del diritto e i cittadini, con segnalazioni che spaziano da settimane a mesi di attesa per ottenere informazioni fondamentali per la difesa.
Il certificato ex art. 335 c.p.p.: strumento essenziale per il diritto di difesa
Il certificato ex art. 335 c.p.p. ha natura tecnica ma rilevanza pratica essenziale. L’articolo 335 del Codice di Procedura Penale impone al Pubblico Ministero di iscrivere immediatamente ogni notizia di reato nel registro apposito. Il certificato consente a chi è sottoposto a indagini o alla persona offesa di verificare l’esistenza di un procedimento penale a proprio carico o di una denuncia presentata.
Dal punto di vista operativo, senza questo certificato:
- l’avvocato non può consultare gli atti del procedimento;
- non è possibile depositare memorie difensive;
- l’interlocuzione con il magistrato titolare del fascicolo diventa impossibile.
In sintesi, il ritardo nella sua emissione compromette il diritto costituzionalmente garantito alla difesa, soprattutto nelle fasi iniziali dell’indagine, dove la tempestività è cruciale per la raccolta delle prove e la tutela dei diritti del cittadino.
Le segnalazioni dei professionisti e la crisi degli uffici giudiziari
La protesta dell’Ordine degli Avvocati di Roma riflette il grido d’allarme di migliaia di avvocati che lamentano attese di settimane, se non mesi, per ottenere risposte dalle Procure. Le istanze telematiche vengono spesso evase dopo oltre 60 giorni, un lasso temporale che nel contesto penale può risultare determinante per il buon esito della difesa.
I racconti degli operatori del diritto descrivono una situazione di emergenza dovuta a carenze di organico e gestione del lavoro: dipendenti soli a gestire un numero di fascicoli insostenibile, uffici che rispondono in modo inefficiente alle richieste, e procedimenti che avanzano a passo di lumaca. La paralisi burocratica non è quindi solo teorica, ma ha impatti concreti sulla vita dei cittadini e sulla funzionalità dell’intero sistema giudiziario.
Disparità tra pubblica accusa e difesa: un problema di equità
Un punto centrale del dibattito riguarda la disparità di accesso ai registri giudiziari. Mentre i Pubblici Ministeri accedono in tempo reale alle informazioni, i difensori devono attendere i tempi della burocrazia. Questo squilibrio mina la parità delle parti, principio cardine del processo penale, e alimenta il malcontento sia tra gli avvocati sia tra i cittadini.
Oltre ai certificati ex art. 335 c.p.p., il malfunzionamento riguarda anche altre aree della giustizia romana, con attese di mesi per fissare udienze davanti al Giudice di Pace, ulteriormente aggravando la percezione di inefficienza del sistema.
Proposte e possibili soluzioni
Le proposte avanzate dagli operatori del diritto e dalle Camere Penali includono:
- Digitalizzazione completa dei registri giudiziari, con accesso immediato per gli avvocati muniti di mandato professionale;
- Rafforzamento dell’organico degli uffici giudiziari, per smaltire l’arretrato e ridurre i tempi di attesa;
- Interventi normativi mirati per rendere obbligatorio il rilascio tempestivo dei certificati ex art. 335 c.p.p., tutelando in modo concreto il diritto di difesa.
L’obiettivo è eliminare il collo di bottiglia creato dagli uffici fisici della Procura e garantire una parità effettiva tra accusa e difesa, riducendo il rischio di violazioni del diritto costituzionale alla difesa.
Conclusione
Il caso dei ritardi nel rilascio del certificato ex art. 335 c.p.p. rappresenta un esempio lampante di come la burocrazia possa ostacolare la giustizia. La paralisi dei procedimenti penali a Roma mette a rischio il diritto di difesa, alimenta la frustrazione dei professionisti e mina la fiducia dei cittadini nel sistema giudiziario. L’adozione di soluzioni digitali, l’incremento del personale e un intervento normativo mirato appaiono oggi indispensabili per garantire effettività dei diritti e funzionamento efficiente della macchina della giustizia.
*****************
Per ulteriori approfondimenti su questo tema o sulle relative implicazioni pratiche potete contattare:
STUDIO LEGALE BONANNI SARACENO
Avv. Fabrizio Valerio Bonanni Saraceno
Piazza Giuseppe Mazzini, 27 – 00195 – Roma
Tel. +39 0673000227
Cell. +39 3469637341
@: avv.bonanni.saraceno@gmail.com



