STOP CARTELLE ESATTORIALI

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Il Governo continua a non voler affrontare il problema alla radice e persevera a rinviare di affrontare l’impossibilità di pagare i debiti pregressi da parte di milioni di italiani, che a causa della epocale crisi economica dovuta agli effetti restrittivi del Covid-19, si trovano in uno stato di esponenziale indigenza economica.

Il Governo dimostra anche in questa circostanza di saper solo rinviare e di non essere in grado di governare.

A proposito riportiamo di seguito un interessante articolo ripreso da informazionefiscale.it.

Cartelle esattoriali e pignoramenti: stop per tutto il 2020

Sospensione cartelle fino al 31 dicembre: nuova proroga per notifiche, rate e pignoramenti

(Articolo di Rosy D’Elia – Fonte: www.informazionefiscale.it)

Cartelle esattoriali, saldo e stralcio (pace fiscale), rottamazione: proroga al 31 dicembre in arrivo.

Sospensione cartelle inviate e da inviare fino al 31 dicembre 2020: si apre un nuovo capitolo sull’attività di riscossione con il DPCM, Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, approvato nella notte del 18 ottobre 2020 e di cui si attende ancora il testo ufficiale.

La ripresa dell’attività dell’Agenzia delle Entrate Riscossione era prevista a partire dal 16 ottobre 2020, secondo la tabella di marcia disposta dai decreti emergenziali.

Ma per i 18 milioni di contribuenti interessati la tregua fiscale continua fino a fine anno.

Sospensione cartelle fino al 31 dicembre 2020: la proroga in un DPCM dedicato

Il DCPM che stabilisce la sospensione delle cartelle da inviare e già inviate fino al 31 dicembre 2020 non è un fulmine a ciel sereno.

Durante l’audizione in Commissione Finanze e Tesoro del Senato del 6 ottobre 2020, lo stesso direttore dell’AdER Ernesto Maria Ruffini aveva annunciato una ripresa graduale da metà ottobre.

Mentre Luigi Marattin, presidente della Commissione Finanze del Senato, aveva già anticipato, durante l’intervista rilasciata a Informazione Fiscale del 16 ottobre 2020, che il governo stava studiando come rendere più efficiente e giusta l’attività della riscossione.

Nella notte tra il 17 e il 18 ottobre arriva la notizia di una proroga che estende lo stop per tutto il resto del 2020.

Restano sospese fino al 31 dicembre 2020:

  1. le attività di notifica di nuove cartelle di pagamento;
  2. il pagamento delle cartelle già inviate in precedenza e degli altri atti dell’Agente della Riscossione.

Si fermano, quindi, anche le attività di pignoramento su stipendi, pensioni e trattamenti assimilati.

E inoltre si proroga il periodo durante il quale si decade dalla rateizzazione con il mancato pagamento di 10 rate, anziché 5.

Sospensione cartelle fino al 31 dicembre 2020: la proroga in un DPCM dedicato

La proroga fino al 31 dicembre 2020 riguarda le nuove notifiche e il pagamento di cartelle e altri atti messi in stand by dallo scorso 8 marzo dal Decreto Cura Italia.

Con la ripresa delle attività di riscossione dal 15 ottobre, il termine ultimo di riferimento per i versamenti era fissato al 30 novembre 2020. Mentre la nuova scadenza di cui tener conto, al termine della nuova sospensione, è fissata al 31 gennaio 2021.

Resta confermato, invece, il maxi appuntamento con la pace fiscale del 10 dicembre 2020: i contribuenti dovranno versare tutte le rate di rottamazione e saldo e stralcio previste per l’anno in corso.

Su questo fronte, infatti, il DPCM che dispone la nuova sospensione fino alla fine dell’anno non porta con sé nessuna novità.

Nel comunicato stampa diffuso dal governo al termine del consiglio dei ministri del 18 ottobre, inoltre, si legge:

“Per consentire uno smaltimento graduale delle cartelle di pagamento che si sono già accumulate, alle quali si aggiungeranno quelle dei ruoli che gli enti consegneranno fino al termine della sospensione, è inoltre previsto il differimento di 12 mesi del termine entro il quale avviare alla notifica le cartelle.

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DPCM 18 OTTOBRE 2020

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Vista la legge 23 agosto 1988, n. 400;
Visto il decreto-legge 23 febbraio 2020, n. 6, recante «Misure urgenti in materia di contenimento e
gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19», convertito, con modificazioni, dalla legge 5
marzo 2020, n. 13, successivamente abrogato dal decreto-legge n. 19 del 2020 ad eccezione dell’art. 3,
comma 6-bis, e dell’art. 4;
Visto il decreto-legge 25 marzo 2020, n. 19, convertito, con modificazioni, dall’ art. 1, comma 1, della
legge 22 maggio 2020, n. 35, recante «Misure urgenti per fronteggiare l’emergenza epidemiologica da
COVID-19» e in particolare gli articoli 1 e 2, comma 1;
Visto il decreto-legge 16 maggio 2020, n. 33, convertito, con modificazioni, dall’art. 1, comma 1, della
legge 14 luglio 2020, n.74, recante «Ulteriori misure urgenti per fronteggiare l’emergenza
epidemiologica da COVID-19»;
Visto il decreto-legge 30 luglio 2020, n. 83, convertito, con modificazioni, dall’art. 1, comma 1, della
legge 25 settembre 2020, n. 124, recante «Misure urgenti connesse con la scadenza della dichiarazione
di emergenza epidemiologica da COVID-19 deliberata il 31 gennaio 2020»;
Visto il decreto-legge 7 ottobre 2020, n. 125, recante «Misure urgenti connesse con la proroga della
dichiarazione dello stato di emergenza epidemiologica da COVID-19 e per la continuità operativa del
sistema di allerta COVID, nonché per l’attuazione della direttiva (UE) 2020/739 del 3 giugno 2020»;
Visto il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 13 ottobre 2020, recante «Ulteriori disposizioni
attuative del decreto-legge 25 marzo 2020, n. 19, convertito, con modificazioni, dalla legge 25 maggio
2020, n. 35, recante misure urgenti per fronteggiare l’emergenza epidemiologica da COVID-19, e del
decreto-legge 16 maggio 2020, n. 33, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 luglio 2020, n. 74,
recante ulteriori misure urgenti per fronteggiare l’emergenza epidemiologica da COVID-19», pubblicato
nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana 13 ottobre 2020, n. 253;
Viste le delibere del Consiglio dei ministri del 31 gennaio 2020, del 29 luglio 2020 e del 7 ottobre 2020
con le quali è stato dichiarato e prorogato lo stato di emergenza sul territorio nazionale relativo al rischio
sanitario connesso all’insorgenza di patologie derivanti da agenti virali trasmissibili;
Vista la dichiarazione dell’Organizzazione mondiale della sanità dell’11 marzo 2020 con la quale
l’epidemia da COVID-19 è stata valutata come «pandemia» in considerazione dei livelli di diffusività e
gravità raggiunti a livello globale;
Considerati l’evolversi della situazione epidemiologica, il carattere particolarmente diffusivo
dell’epidemia e l’incremento dei casi sul territorio nazionale;
Considerato, inoltre, che le dimensioni sovranazionali del fenomeno epidemico e l’interessamento di più
ambiti sul territorio nazionale rendono necessarie misure volte a garantire uniformità nell’attuazione dei
programmi di profilassi elaborati in sede internazionale ed europea;
Viste le Linee guida per la gestione in sicurezza di opportunità organizzate di socialità e gioco per
bambini ed adolescenti nella fase 2 dell’emergenza covid-19 del Dipartimento per le politiche della
famiglia di cui all’allegato 8 al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 13 ottobre 2020;

Visti i verbali n. 118 e n. 119 di cui rispettivamente alla seduta del 17 e 18 ottobre 2020 del Comitato
tecnico-scientifico di cui all’ordinanza del Capo del Dipartimento della protezione civile 3 febbraio
2020, n. 630, e successive modificazioni e integrazioni;
Su proposta del Ministro della salute, sentiti i Ministri dell’interno, della difesa, dell’economia e delle
finanze, nonché i Ministri degli affari esteri e della cooperazione internazionale, dell’istruzione, della
giustizia, delle infrastrutture e dei trasporti, dell’università e della ricerca, delle politiche agricole
alimentari e forestali, dei beni e delle attività culturali e del turismo, del lavoro e delle politiche sociali,
per la pubblica amministrazione, per le politiche giovanili e lo sport, per gli affari regionali e le
autonomie, per le pari opportunità e la famiglia, nonché sentito il Presidente della Conferenza dei
presidenti delle regioni e delle province autonome;
Decreta:
Art. 1.
Misure urgenti di contenimento del contagio sull’intero territorio nazionale

  1. Ai fini del contenimento della diffusione del virus COVID-19, al decreto del Presidente del
    Consiglio dei ministri 13 ottobre 2020 sono apportate le seguenti modificazioni:
    a) all’articolo 1, dopo il comma 2 è aggiunto il seguente: “2-bis. Delle strade o piazze nei centri
    urbani, dove si possono creare situazioni di assembramento, può essere disposta la chiusura al
    pubblico, dopo le ore 21,00, fatta salva la possibilità di accesso, e deflusso, agli esercizi
    commerciali legittimamente aperti e alle abitazioni private.”;
    b) all’articolo 1, comma 4, dopo le parole “possono essere utilizzate” è inserita la seguente “anche”;
    c) all’articolo 1, comma 5, le parole “delle mascherine di comunità” sono sostituite dalle seguenti
    “dei dispositivi di protezione delle vie respiratorie”;
    d) all’articolo 1, comma 6:
    1) la lettera e) è sostituita dalla seguente: “e) sono consentiti soltanto gli eventi e le
    competizioni riguardanti gli sport individuali e di squadra riconosciuti di interesse
    nazionale o regionale dal Comitato olimpico nazionale italiano (CONI), dal Comitato
    italiano paralimpico (CIP) e dalle rispettive federazioni sportive nazionali, discipline
    sportive associate, enti di promozione sportiva, ovvero organizzati da organismi sportivi
    internazionali; per tali eventi e competizioni è consentita la presenza di pubblico, con una
    percentuale massima di riempimento del 15% rispetto alla capienza totale e comunque non
    oltre il numero massimo di 1000 spettatori per manifestazioni sportive all’aperto e di 200
    spettatori per manifestazioni sportive in luoghi chiusi, esclusivamente negli impianti sportivi
    nei quali sia possibile assicurare la prenotazione e assegnazione preventiva del posto a
    sedere, con adeguati volumi e ricambi d’aria, a condizione che sia comunque assicurato il
    rispetto della distanza interpersonale di almeno un metro sia frontalmente che lateralmente,
    con obbligo di misurazione della temperatura all’accesso e l’utilizzo della mascherina a
    protezione delle vie respiratorie, nel rispetto dei protocolli emanati dalle rispettive
    Federazioni sportive nazionali, Discipline sportive associate ed enti di promozione sportiva,
    enti organizzatori. Le regioni e le province autonome, in relazione all’andamento della

situazione epidemiologica nei propri territori, possono stabilire, d’intesa con il Ministro
della salute, un diverso numero massimo di spettatori in considerazione delle dimensioni e
delle caratteristiche dei luoghi e degli impianti; con riferimento al numero massimo di
spettatori per gli eventi e le competizioni sportive non all’aperto, sono in ogni caso fatte
salve le ordinanze già adottate dalle regioni e dalle province autonome, purché nei limiti del
15% della capienza. Le sessioni di allenamento degli atleti, professionisti e non
professionisti, degli sport individuali e di squadra, sono consentite a porte chiuse, nel
rispetto dei protocolli emanati dalle rispettive Federazioni Sportive Nazionali;”
2) la lettera g) è sostituita dalla seguente “g) lo svolgimento degli sport di contatto, come
individuati con provvedimento del Ministro dello Sport, è consentito nei limiti di cui alla
precedente lettera e). L’attività sportiva dilettantistica di base, le scuole e l’attività formativa
di avviamento relative agli sport di contatto sono consentite solo in forma individuale e non
sono consentite gare e competizioni. Sono altresì sospese tutte le gare, le competizioni e le
attività connesse agli sport di contatto aventi carattere ludico-amatoriale;
3) alla lettera l), dopo le parole “sono consentite” sono aggiunte le seguenti “dalle ore 8,00 alle
ore 21,00”;
4) alla lettera n), il quinto periodo è sostituito dai seguenti “Sono vietate le sagre e le fiere di
comunità. Restano consentite le manifestazioni fieristiche di carattere nazionale e
internazionale, previa adozione di Protocolli validati dal Comitato tecnico-scientifico di cui
all’ art. 2 dell’ordinanza 3 febbraio 2020, n. 630, del Capo del Dipartimento della
protezione civile, e secondo misure organizzative adeguate alle dimensioni ed alle
caratteristiche dei luoghi e tali da garantire ai frequentatori la possibilità di rispettare la
distanza interpersonale di almeno un metro;”;
5) dopo la lettera n) è aggiunta la seguente: “n-bis) sono sospese tutte le attività
convegnistiche o congressuali, ad eccezione di quelle che si svolgono con modalità a
distanza; tutte le cerimonie pubbliche si svolgono nel rispetto dei protocolli e linee guida
vigenti e a condizione che siano assicurate specifiche misure idonee a limitare la presenza
del pubblico; nell’ambito delle pubbliche amministrazioni le riunioni si svolgono in
modalità a distanza, salvo la sussistenza di motivate ragioni; è fortemente raccomandato
svolgere anche le riunioni private in modalità a distanza;”;
6) la lettera r) è sostituita dalla seguente: “r) fermo restando che l’attività didattica ed
educativa per il primo ciclo di istruzione e per i servizi educativi per l’infanzia continua a
svolgersi in presenza, per contrastare la diffusione del contagio, previa comunicazione al
Ministero dell’istruzione da parte delle autorità regionali, locali o sanitarie delle situazioni
critiche e di particolare rischio riferite agli specifici contesti territoriali, le istituzioni
scolastiche secondarie di secondo grado adottano forme flessibili nell’organizzazione
dell’attività didattica ai sensi degli articoli 4 e 5 del decreto del Presidente della Repubblica
8 marzo 1999 n. 275, incrementando il ricorso alla didattica digitale integrata, che rimane
complementare alla didattica in presenza, modulando ulteriormente la gestione degli orari
di ingresso e di uscita degli alunni, anche attraverso l’eventuale utilizzo di turni pomeridiani
e disponendo che l’ingresso non avvenga in ogni caso prima delle 9.00. Allo scopo di
garantire la proporzionalità e l’adeguatezza delle misure adottate è promosso lo
svolgimento periodico delle riunioni di coordinamento regionale e locale previste nel
Documento per la pianificazione delle attività scolastiche, educative e formative in tutte le

Istituzioni del Sistema nazionale di Istruzione per l’anno scolastico 2020/2021(cd. “Piano
scuola”), adottato con D.M. 26 giugno 2020, n. 39, condiviso e approvato da Regioni ed
Enti locali, con parere reso dalla Conferenza Unificata nella seduta del 26 giugno 2020, ai
sensi dell’articolo 9, comma 1, del decreto legislativo n. 281 del 1997. Sono consentiti i
corsi di formazione specifica in medicina generale nonché le attività didattico-formative
degli Istituti di formazione dei Ministeri dell’interno, della difesa, dell’economia e delle
finanze e della giustizia. I corsi per i medici in formazione specialistica e le attività dei
tirocinanti delle professioni sanitarie e medica possono in ogni caso proseguire anche in
modalità non in presenza. Sono parimenti consentiti i corsi abilitanti e le prove teoriche e
pratiche effettuate dagli uffici della motorizzazione civile e dalle autoscuole, i corsi per
l’accesso alla professione di trasportatore su strada di merci e viaggiatori e i corsi sul buon
funzionamento del tachigrafo svolti dalle stesse autoscuole e da altri enti di formazione,
nonché i corsi di formazione e i corsi abilitanti o comunque autorizzati o finanziati dal
Ministero delle infrastrutture e dei trasporti. In presenza di un particolare aggravamento
della situazione epidemiologica e al fine di contenere la diffusione dell’infezione da Covid19, sentito il Presidente della Regione o delle Regioni interessate, con decreto del Ministro
delle infrastrutture e dei trasporti è disposta la temporanea sospensione delle prove pratiche
di guida di cui all’articolo 121 del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285 da espletarsi
nel territorio regionale e la proroga dei termini previsti dagli articoli 121 e 122 del citato
decreto legislativo in favore dei candidati che non hanno potuto sostenere dette prove. Sono
altresì consentiti gli esami di qualifica dei percorsi di IeFP, secondo le disposizioni emanate
dalle singole Regioni nonché i corsi di formazione da effettuarsi in materia di salute e
sicurezza, a condizione che siano rispettate le misure di cui al «Documento tecnico sulla
possibile rimodulazione delle misure di contenimento del contagio da SARS-CoV-2 nei
luoghi di lavoro e strategie di prevenzione» pubblicato dall’INAIL. Al fine di mantenere il
distanziamento sociale, è da escludersi qualsiasi altra forma di aggregazione alternativa. Le
riunioni degli organi collegiali delle istituzioni scolastiche ed educative di ogni ordine e
grado possono essere svolte in presenza o a distanza sulla base della possibilità di garantire
il distanziamento fisico e, di conseguenza, la sicurezza del personale convocato. Il rinnovo
degli organi collegiali delle istituzioni scolastiche può avvenire secondo modalità a distanza
nel rispetto dei principi di segretezza e libertà nella partecipazione alle elezioni. Gli enti
gestori provvedono ad assicurare la pulizia degli ambienti e gli adempimenti amministrativi
e contabili concernenti i servizi educativi per l’infanzia. L’ente proprietario dell’immobile
può autorizzare, in raccordo con le istituzioni scolastiche, l’ente gestore ad utilizzarne gli
spazi per l’organizzazione e lo svolgimento di attività ludiche, ricreative ed educative, non
scolastiche né formali, senza pregiudizio alcuno per le attività delle istituzioni scolastiche
medesime. Le attività dovranno essere svolte con l’ausilio di personale qualificato, e con
obbligo a carico dei gestori di adottare appositi protocolli di sicurezza conformi alle linee
guida di cui all’allegato 8 e di procedere alle attività di pulizia e igienizzazione necessarie.
Alle medesime condizioni, possono essere utilizzati anche centri sportivi pubblici o privati”;
7) la lettera t) è sostituita dalla seguente: “t) le università, sentito il Comitato Universitario
Regionale di riferimento, predispongono, in base all’andamento del quadro epidemiologico,
piani di organizzazione della didattica e delle attività curriculari in presenza e a distanza in
funzione delle esigenze formative tenendo conto dell’evoluzione del quadro pandemico

territoriale e delle corrispondenti esigenze di sicurezza sanitaria ed, in ogni caso, nel
rispetto delle linee guida del Ministero dell’università e della ricerca, di cui all’allegato 18,
nonché sulla base del protocollo per la gestione di casi confermati e sospetti di covid-19, di
cui all’allegato 22; le disposizioni di cui alla presente lettera si applicano, per quanto
compatibili, anche alle Istituzioni di alta formazione artistica musicale e coreutica;”;
8) la lettera ee) è sostituita dalla seguente: “le attività dei servizi di ristorazione (fra cui bar,
pub, ristoranti, gelaterie, pasticcerie) sono consentite dalle ore 5,00 sino alle ore 24,00 con
consumo al tavolo, e con un massimo di sei persone per tavolo, e sino alle ore 18.00 in
assenza di consumo al tavolo; resta sempre consentita la ristorazione con consegna a
domicilio nel rispetto delle norme igienico-sanitarie sia per l’attività di confezionamento che
di trasporto, nonché, fino alle ore 24,00 la ristorazione con asporto, con divieto di
consumazione sul posto o nelle adiacenze; le attività di cui al primo periodo restano
consentite a condizione che le Regioni e le Province autonome abbiano preventivamente
accertato la compatibilità dello svolgimento delle suddette attività con l’andamento della
situazione epidemiologica nei propri territori e che individuino i protocolli o le linee guida
applicabili idonei a prevenire o ridurre il rischio di contagio nel settore di riferimento o in
settori analoghi; detti protocolli o linee guida sono adottati dalle Regioni o dalla
Conferenza delle regioni e delle province autonome nel rispetto dei principi contenuti nei
protocolli o nelle linee guida nazionali e comunque in coerenza con i criteri di cui
all’allegato 10; continuano a essere consentite le attività delle mense e del catering
continuativo su base contrattuale, che garantiscono la distanza di sicurezza interpersonale
di almeno un metro, nei limiti e alle condizioni di cui al periodo precedente; è fatto obbligo
per gli esercenti di esporre all’ingresso del locale un cartello che riporti il numero massimo
di persone ammesse contemporaneamente nel locale medesimo, sulla base dei protocolli e
delle linee guida vigenti”;
9) alla lettera ff) dopo la parola “siti” sono aggiunte le seguenti “nelle aree di servizio e
rifornimento carburante situate lungo le autostrade,”;
e) l’allegato 8 al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 13 ottobre 2020 è sostituito
dall’allegato A al presente decreto.
f) all’articolo 3, comma 1, dopo la lettera a) è inserita la seguente: a-bis) al fine di rendere più
efficace il contact tracing attraverso l’utilizzo dell’App Immuni, è fatto obbligo all’operatore
sanitario del Dipartimento di prevenzione della azienda sanitaria locale, accedendo al sistema
centrale di Immuni, di caricare il codice chiave in presenza di un caso di positività;

Art. 2.
Disposizioni finali

  1. Le disposizioni del presente decreto si applicano dalla data del 19 ottobre 2020, ad eccezione di
    quanto previsto dall’articolo 1, comma 1, lettera d), n. 6, che si applica a far data dal 21 ottobre 2020, e
    sono efficaci fino al 13 novembre 2020.
  2. Restano salvi i diversi termini previsti dalle disposizioni del presente decreto.
  3. Le disposizioni del presente decreto si applicano alle Regioni a statuto speciale e alle Province
    autonome di Trento e di Bolzano compatibilmente con i rispettivi statuti e le relative norme di
    attuazione
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OFFENSIVA DELLE LOBBIES FINANZIARIE CONTRO IL CONTANTE

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Il sistema bancario, con la complicità della “manovalanza” politico-governativa, persevera nel suo intento di penalizzare l’uso del contante a vantaggio dell’utilizzo della moneta elettronica, affinché il controllo dei cittadini e dei loro movimenti finanziari diventi assoluto e affinché aumentino i guadagni delle solite Lobbies.

Vi riportiamo di seguito un interessante articolo scritto da Rosaria Imparato, pubblicato sul sito www.money.it.

Bonus bancomat, cashback con pagamenti elettronici di massimo 150 euro

Bonus bancomat, cashback con pagamenti elettronici di massimo 150 euro

Articolo di  Rosaria Imparato – Fonte: www.money.it)

Bonus bancomat, in attesa della pubblicazione ufficiale del decreto attuativo del MEF sul cashback ci sono alcune novità: basteranno 10 pagamenti elettronici per accedere al rimborso, ma l’importo di ogni singola operazione non può superare i 150 euro.

Bonus bancomat, il cashback partirà dal 1° dicembre, ma arrivano nuove istruzioni riguardo la soglia limite di pagamento: massimo 150 euro per ogni operazione.

Il Garante della Privacy ha approvato il decreto attuativo MEF sul cashback, che consta di 12 articoli tra cui la disciplina del debutto sperimentale.

Confermata la necessità di scaricare l’app IO della Pubblica Amministrazione, ma sono due le novità più interessanti: basteranno solo 10 operazioni con moneta elettronica, ma ogni pagamento non potrà superare i 150 euro.

Facciamo il punto della situazione rispetto alle novità in attesa della pubblicazione del decreto attuativo sul cashback.

Bonus bancomat, cashback con pagamenti elettronici di massimo 150 euro

Il Garante della Privacy ha dato l’ok al decreto attuativo del Ministero dell’Economia sul cashback col provvedimento pubblicato il 14 ottobre.

Il decreto attuativo ancora non è stato pubblicato, ma è il Sole 24 Ore del 19 ottobre a fornire maggiori dettagli.

In tutto, il provvedimento attuativo consta di 12 articoli, tra cui ne viene specificato il debutto sperimentale.

Tra le novità anticipate c’è il nuovo numero minimo di operazioni: serviranno almeno 10 pagamenti elettronici per avere accesso al bonus bancomat.

Il nuovo numero massimo di transazioni è di gran lunga più basso rispetto alle 50 precedentemente preventivate, rendendo più semplice l’accesso al bonus da un lato, ma limitando l’importo delle operazioni dall’altro.

Il decreto attuativo infatti pone il limite di 150 euro per operazione, confermando il tetto di spesa massimo a 1.500 euro.

Bonus bancomat, quando arriva il primo rimborso?

Il rimborso, sempre secondo quanto anticipato dal Sole 24 Ore, sarà erogato dalla Consap (la concessionaria dei servizi pubblici) entro il 28 febbraio 2021.

Considerando che il bonus bancomat dovrebbe partire dal 1° dicembre 2020, la prima tranche di rimborsi verrà erogata tenendo in considerazione solo tre mesi di operazioni con pagamenti tracciati.

Gli altri rimborsi arriveranno a luglio 2021, gennaio 2022 e luglio 2022. Attenzione, perché ogni sei mesi il conteggio delle spese effettuate si azzera.

Il rimborso arriverà sull’Iban indicato dal consumatore: scaricata l’app IO, bisognerà associare al proprio codice fiscale una o più carte di credito o debito, e indicare l’Iban su cui si vuole ricevere il rimborso.

Tutte le carte indicate concorreranno al raggiungimento della soglia di 1.500 euro di spesa. Al bonus bancomat si aggiungerà anche il super cashback, sempre a partire dal 1° dicembre 2020.

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DPCM 18 OTTOBRE 2020: APPROFONDIMENTI

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DPCM 18 ottobre 2020: ecco le nuove restrizioni

DPCM 18 ottobre 2020: ecco le nuove restrizioni

(Articolo di  Antonio Cosenza – Fonte: www,money.it)

domenica 18 ottobre, è stato approvato d’urgenza un nuovo DPCM, annunciato da Giuseppe Conte in conferenza stampa. I tempi per l’approvazione del nuovo DPCM si sono rivelati più lunghi del previsto; non è stato facile, infatti, trovare un accordo tra Governo e Regioni.

Il nuovo DPCM d’urgenza approvato oggi, domenica 18 ottobre, si va ad aggiungere a quanto previsto dal Decreto Ottobre, il quale ha introdotto restrizioni e obblighi che a quanto pare non sono stati sufficienti vista l’attuale situazione, con il numero dei contagi che ormai aumenta di oltre diecimila unità al giorno (+11.705 nella giornata di oggi).

Per questo motivo il Consiglio dei Ministri ha deciso di introdurre nuove restrizioni, come quelle che interessano da vicino i locali della movida. Sono questi, infatti, i luoghi più a rischio visto che sono soliti verificarsi assembramenti di giovani (che spesso non indossano neppure la mascherina).

Ma non sono queste le uniche attività per le quali sono state introdotte restrizioni con il nuovo DPCM. Ecco tutte le novità – in attesa del testo ufficiale che potrà fare chiarezza su alcuni aspetti fondamentali – del nuovo provvedimento.

DPCM del 18 ottobre: cosa cambia con il nuovo decreto

Dopo un confronto con Regioni e CTS è stato deciso di modificare ancora gli orari di apertura e chiusura per i servizi di bar e ristorazione (comprese pasticcerie e gelaterie).

Nel dettaglio, a partire dalle ore 18:00 sarà autorizzato solamente il servizio al tavolo. La chiusura dell’attività dovrà però scattare a mezzanotte (un vero e proprio coprifuoco), con la riapertura che non potrà esserci prima delle 5:00 (viene colmato, quindi, il vuoto normativo del DPCM del 13 ottobre). Le consegne a domicilio, però, non avranno vincolo di orario; per l’asporto, invece, c’è tempo fino a mezzanotte.

Attenzione: al tavolo di un ristorante potranno sedere al massimo 6 persone; sarà compito del ristoratore, poi, dare indicazione del numero massimo di commensali ammessi nel locale in base alla propria capienza. Inoltre, ai sindaci viene data la possibilità di chiudere strade e piazze dove solitamente si creano assembramenti (sarà possibile transitare solo a chi deve raggiungere un esercizio commerciale o la propria abitazione).

Vengono sospese le fiere e le sagre (solamente in ambito locale, con l’eccezione di quelle nazionali e internazionali); questi eventi non si potranno tenere fino a nuovo ordine.

Salve attività come parrucchieri e centri estetici, per i quali non scatta la chiusura (come invece era stato anticipato da alcune indiscrezioni poi smentite da Palazzo Chigi). Restano aperte anche sale giochi e bingo, per le quali però viene predisposta la chiusura alle 21:00.

Restano aperte piscine e palestre, anche perché – come spiegato dal Ministro dello Sport, Vincenzo Spadafora, “il settore abbia affrontato ingenti spese per adeguare i propri spazi ai protocolli di sicurezza, e nessuna evidenza scientifica denuncia focolai in relazione all’allenamento individuale nei luoghi controllati”. Insomma, la maggior parte delle palestre hanno dimostrato un grande senso di responsabilità e per questo motivo non ci sono elementi che portano – per il momento – in direzione di una loro chiusura.

Attenzione: il Presidente del Consiglio ha spiegato che una decisione definitiva verrà presa tra una settimana. Se tutte le palestre e le piscine non si adegueranno a quanto stabilito dai protocolli verrà predisposta la chiusura anche di queste attività.

Respinta la proposta delle Regioni riguardo al ritorno parziale della didattica a distanza alle scuole superiori: il Ministro dell’Istruzione, Lucia Azzolina, si è opposta fermamente a questa possibilità, ribadendo che “la scuola resta in presenza perché è fondamentale per tutti, dai più piccoli all’ultimo anno del secondo grado”. Tuttavia, viene prevista una maggiore flessibilità di orario nelle scuole superiori, con ingressi scaglionati anche dalle 09:00 e con la possibilità che le lezioni si possano tenere anche nel pomeriggio.

E ancora: novità sia per il lavoro privato che per il pubblico. Nel comparto pubblico, infatti, il 75% di personale dovrà essere in smart working e tutte le riunioni dovranno tenersi in videoconferenza (eccetto che in casi straordinari). Nel privato, invece, si tratta di una sola raccomandazione, con il datore di lavoro che dovrà incentivare lo smart working qualora le mansioni lo consentano.

Novità anche per lo sport: restano vietati quelli di contatto (qui la lista) ma con il nuovo DPCM non sono consentite neppure le competizioni di squadra dilettantistiche.

Perché un nuovo DPCM era necessario

Il nuovo DPCM ci consente di contrastare questa nuova ondata di contagi. Dobbiamo evitare un nuovo lockdown generalizzato, non possiamo permettercelo.

Con queste parole il Presidente del Consiglio ha spiegato la motivazione alla base del nuovo DPCM.

Davvero serviva introdurre nuove restrizioni? Secondo Walter Ricciardi (consigliere del Ministro della Salute per l’emergenza COVID-19 e ordinario di Igiene generale e applicata alla facoltà di Medicina della Cattolica di Roma) sì, anche perché in questi giorni le ASL stanno avendo molte difficoltà nel tracciare i contagi. Questa strategia è fallita e non è più sufficiente per contenere la diffusione del coronavirus.

Ad oggi circa dieci Regioni rischiano per la tenuta delle terapie intensive, in quanto ci sta avvicinando alla soglia di rischio indicata dal Ministero della Salute, ossia del 30% di posti dedicati ai malati da COVID-19 che risultano già occupati. E il bollettino di oggi conferma la pericolosità della situazione che stiamo vivendo: solamente nella giornata di domenica, infatti, sono 514 i ricoveri di pazienti con COVID-19, di cui 45 hanno necessitato della terapia intensiva.

Una situazione di rischio che comunque interessa tutte le Regioni, con la possibilità che a breve termine possa esserci una saturazione dei posti qualora il trend dei contagi non si modificherà. E solamente l’introduzione di nuove restrizioni potrà invertire questa tendenza, rallentando la diffusione del coronavirus.

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DPCM 18 OTTOBRE 2020: SINTESI

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Nuove regole per il contenimento del contagio da COVID-19.

In pillole il nuovo DPCM in vigore dal 18 ottobre 2020 - Il Moderatore.it -  Quotidiano Popolare

☕️ Le attività dei servizi di ristorazione (fra cui bar, pub, ristoranti, gelaterie, pasticcerie) sono consentite dalle ore 5:00 sino alle ore 24:00 con consumo al tavolo, e con un massimo di sei persone per tavolo; in assenza di consumo al tavolo l’orario di chiusura dovrà essere anticipato alle ore 18.00.

🍕 Resta sempre consentita la ristorazione con consegna a domicilio nel rispetto delle norme igienico-sanitarie sia per l’attività di confezionamento che di trasporto, nonché, fino alle ore 24, la ristorazione con asporto, con divieto di consumazione sul posto o nelle adiacenze.

🔢 È fatto obbligo per gli esercenti di esporre all’ingresso del locale un cartello che riporti il numero massimo di persone ammesse contemporaneamente nel locale medesimo.

🎰 Le attività di sale giochi, sale scommesse e sale bingo sono consentite dalle ore 8:00 alle ore 21:00.

🕺💃 Restano comunque sospese le attività che abbiano luogo in sale da ballo e discoteche e locali assimilati, all’aperto o al chiuso. Sono vietate le feste nei luoghi al chiuso e all’aperto.

🤵 👰 Le feste conseguenti alle cerimonie civili o religiose sono consentite con la partecipazione massima di 30 persone, fermo il rispetto dei protocolli e delle linee guida vigenti.

🏠 Con riguardo alle abitazioni private, è fortemente raccomandato di evitare feste, nonché di evitare di ricevere persone non conviventi di numero superiore a sei.

🥪 Sono vietate le sagre e le fiere di comunità. Restano consentite le manifestazioni fieristiche di carattere nazionale e internazionale.

🛑 Sono sospese tutte le attività convegnistiche o congressuali, ad eccezione di quelle che si svolgono con modalità a distanza

⚽️ L’attività sportiva dilettantistica di base, le scuole e l’attività formativa di avviamento relative agli sport di contatto sono consentite solo in forma individuale e non sono consentite gare e competizioni. Sono altresì sospese tutte le gare, le competizioni e le attività connesse agli sport di contatto aventi carattere ludico-amatoriale.

👨‍💻 Nell’ambito delle pubbliche amministrazioni le riunioni si svolgono in modalità a distanza, salvo la sussistenza di motivate ragioni; è fortemente raccomandato svolgere anche le riunioni private in modalità a distanza.

👨‍🏫 Fermo restando che l’attività didattica ed educativa per il primo ciclo di istruzione e per i servizi educativi per l’infanzia continua a svolgersi in presenza, per contrastare la diffusione del contagio, le istituzioni scolastiche secondarie di secondo grado adottano forme flessibili nell’organizzazione dell’attività didattica, incrementando il ricorso alla didattica digitale integrata, che rimane complementare alla didattica in presenza, modulando ulteriormente la gestione degli orari di ingresso e di uscita degli alunni, anche attraverso l’eventuale utilizzo di turni pomeridiani e disponendo che l’ingresso non avvenga in ogni caso prima delle 9:00.

👨‍🎓 Le Università predispongono piani di organizzazione della didattica e delle attività curriculari in presenza e a distanza in funzione delle esigenze formative.

🚷 I sindaci possono disporre la chiusura al pubblico, dopo le ore 21,00, di vie o piazze nei centri urbani, dove si possono creare situazioni di assembramento, fatta salva la possibilità di accesso e deflusso agli esercizi commerciali legittimamente aperti e alle abitazioni private.

📅 Il dpcm entrerà in vigore il prossimo 19 ottobre.

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LEGGE DI BILANCIO 2021

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Legge di Bilancio 2021 assegno unico, pensioni, lavoro e fisco, novità

Legge di Bilancio 2021 approvata in Cdm: cosa prevede

(Articolo di  Mario D’Angelo – Fonte: www.money.it)

Cosa prevede la Manovra 2021, 40 miliardi a sostegno dell’economia e delle famiglie

Manovra da 40 miliardi approvata nel corso della notte in Consiglio dei Ministri. La Legge di Bilancio 2021 prevede una “significativa espansione fiscale” ed è volta a rilanciare il sistema economico italiano attraverso “interventi su fisco, investimenti, occupazione, scuola, università e cultura”. Vediamoli nel dettaglio.

Approvata manovra 2021 da 40 miliardi

La Legge di Bilancio 2021 contiene “importanti provvedimenti che rappresentano la prosecuzione delle misure intraprese sinora per proteggere la salute dei cittadini e garantire la sicurezza e la stabilità economica del Paese”, secondo quanto afferma il Governo in una nota.

La manovra 2021 è da leggere nel quadro più ampio del Documento Programmatico di Bilancio 2021-2023, approvato nella medesima notte e già inviato alla Commissione europea.

Oltre a queste sono comunque inserite misure anti-Covid, come l’istituzione di un Fondo per i settori in difficoltà. Contestualmente è stata anche sospesa l’attività su cartelle esattoriali e pignoramenti, ma attraverso un decreto.

Cosa prevede la Legge di Bilancio 2021

Sanità

Per la sanità si prevedono 4 miliardi di euro stanziati in particolare per il sostegno del personale medico e infermieristico. Confermata per il 2021 l’assunzione di 30.000 fra medici e infermieri a tempo determinato per il periodo dell’emergenza COVID e, per le medesime categorie, viene potenziato il sostegno delle indennità contrattuali.

Verrà aumentato di un miliardo il Fondo Sanitario Nazionale ed istituito un fondo per l’acquisto di vaccini.

FAMIGLIE

A partire da luglio 2021 verrà finanziata quella che nel testo viene definita “una grande riforma per le famiglie”, con l’estensione dell’assegno unico anche ad autonomi e incapienti. Per l’assegno le risorse dovrebbero essere di 3 miliardi per il 2021. Verrà inoltre aumentata la durata del congedo di paternità.

Fondo anti-Covid e altre misure a sostegno dell’economia

Viene istituito un fondo da 4 miliardi per le imprese dei settori in difficoltà a causa della pandemia di coronavirus. Vengono prorogate la moratoria sui mutui e la possibilità di accedere alle garanzie pubbliche del Fondo Garanzia Pmi e da Sace.

Azzerati per i prossimi tre anni i contributi per le assunzioni dei giovani sotto i 35 anni d’età. Per le attività di internazionalizzazione delle imprese vengono forniti 1,5 miliardi di euro. Arriva una proroga anche per le misure a sostegno della ripatrimonializzazione di piccole e medie imprese.

Fiscalità di vantaggio nel Mezzogiorno

La fiscalità di vantaggio per il Sud verrà resa permanente grazie a uno stanziamento di 13,4 miliardi nei prossimi 3 anni. Nel 2021 verrà prorogato il credito d’imposta per gli investimenti nel Meridione.

Lavoro e previdenza

Senza fornire date precise, il Governo comunica che saranno finanziate “ulteriori settimane” di cassa integrazione Covid. Ape sociale e Opzione Donna verranno prorogate.

Cuneo fiscale e riforma fiscale

Sarà messo a regime il taglio del cuneo fiscale per i redditi dai 28.000 ai 40.000 euro grazie allo stanziamento di 1,8 miliardi da parte dello Stato. Una vera e propria riforma fiscale non ci sarà nel 2021, ma sono stanziati 8 miliardi di euro annuo a regime anche per l’assegno unico. Le maggiori entrate fiscali confluiranno nel “fondo per la fedeltà fiscale”.

SCUOLE, UNIVERSITA’ E CULTURA

Prevista l’assunzione di 25.000 insegnanti di sostegno grazie allo stanziamento di 1,2 miliardi di euro a regime. Saranno inoltre messi in campo 1,5 miliardi di euro per l’edilizia scolastica.

Il Governo metterà inoltre in campo 500 milioni di euro annui per il diritto allo studio e altri 500 milioni per il settore dell’Università. Per quest’ultima arriveranno 2,4 miliardi per l’edilizia e per i progetti di ricerca.

600 milioni di euro saranno destinati al sostegno dell’occupazione nei settori di cinema e cultura.

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PACE FISCALE?

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Novemila mantovani in cerca della pace fiscale | Voce Di Mantova

Pace fiscale, novità in Legge di Bilancio 2021? Discussione sulle cartelle resta aperta

Anna Maria D’Andrea – (Fonte: www.informazionrfiscale.it)

Cartelle esattoriali, rinvio post-ripresa dell’attività dell’AdER e stralcio dei debiti difficili da riscuotere, pari a 920 miliardi di euro. Il tema della pace fiscale, per aiutare i contribuenti in crisi, resta al centro della discussione interna alla Maggioranza. Le novità arrivano dalle dichiarazioni dell’On. Marattin, rilasciate ad Informazione Fiscale il 16 ottobre 2020.

Pace fiscale delle cartelle esattoriali: possibili novità in Legge di Bilancio 2021? Di dettagli concreti ancora non ve ne sono, ma il tema delle cartelle resta al centro dell’attenzione della Maggioranza.

La necessità di un nuovo rinvio delle cartelle è stata evidenziata dall’Onorevole Luigi Marattin (Italia Viva), Presidente della Commissione Finanze della Camera. L’intervista rilasciata ad Informazione Fiscale il 16 ottobre 2020 evidenzia però la mancanza di certezze.

Dopo la ripresa delle attività di notifica da parte dell’Agenzia delle Entrate Riscossione il 16 ottobre 2020, ed in vista della scadenza del 30 novembre per pagare le rate scadute dallo scorso 8 marzo, resta aperta la discussione sulla nuova sospensione, dopo la mancata proroga nel decreto agosto.

Il tema delle cartelle esattoriali, e di nuove forme di definizione agevolata – seppur con forme ben diverse dalla pace fiscale prevista nel 2019 – resta al centro del dossier interno alla Maggioranza, anche considerando l’ormai imminente varo del disegno di legge di bilancio 2021.

Non c’è però solo il problema della ripresa dell’attività ordinaria dell’AdER, in un periodo tutt’altro che ordinario sotto il fronte economico. In ballo ci sono anche quei 920 miliardi di debiti difficili da riscuotere. Del totale del magazzino crediti dell’Agenzia delle Entrate, soltanto 79 miliardi sono recuperabili. Resta quindi aperta la via dello stralcio dei debiti che ormai non esistono più.

Pace fiscale, novità in Legge di Bilancio 2021? Discussione sulle cartelle resta aperta

Le difficoltà economiche causate dalla pandemia si scontrano in maniera evidente con la ripresa dell’attività ordinaria da parte dell’Agenzia delle Entrate Riscossione.

Dal 16 ottobre 2020 è ripresa, seppur gradualmente, l’attività di notifica di cartelle ed altri atti congelati dallo scorso 8 marzo, il 30 novembre è fissata la scadenza per il versamento delle rate scadute nel periodo di sospensione, ed in più il 10 dicembre 2020 è fissata la maxi scadenza con la pace fiscale, con le scadenze di rottamazione e saldo e stralcio previste per l’anno in corso.

Un accavallarsi di appuntamenti e scadenze con l’agente della riscossione per i quali contribuenti, commercialisti e parte della politica chiedono un nuovo rinvio. A favore di una proroga della sospensione delle cartelle esattoriali è anche parte della Maggioranza di Governo.

Tra i sostenitori della tregua fiscale c’è anche il Presidente della Commissione Finanze della Camera, Luigi Marattin (IV). Lo dichiara chiaramente nell’intervista rilasciata ad Informazione Fiscale il 16 ottobre 2020.

Parlare di pace fiscale in Legge di Bilancio 2021 e quindi di nuove forme di definizione agevolata è però prematuro. Quel che è certo è che provvedimenti per rendere più efficiente e giusta l’attività della riscossione sono però sul tavolo, e la discussione tra le diverse anime del Governo Conte è aperta.

Il tema della necessità di ottimizzare l’attività dell’AdER è centrale, anche considerando la mole di crediti accumulati negli anni. E su questo, è indubbio che i vari provvedimenti succedutisi negli anni, dalla prima rottamazione alla pace fiscale prevista nel 2019, hanno contribuito a favorire il recupero di una parte importante di debiti tributari e non tributari maturati dai contribuenti, seppur non sufficiente.

Secondo i dati pubblicati dalla Corte dei Conti nel Giudizio di parificazione del Rendiconto generale dello Stato 2019, dei mille miliardi di crediti affidati all’AdER a partire dal 2000, soltanto il 13% circa è stato recuperato, pari a 133,4 miliardi di euro.

Il totale del magazzino crediti dell’Agenzia delle Entrate ammonta 987 miliardi, di cui sono esigibili in realtà 79. E l’anomalia, evidenzia Marattin, è proprio questa.

Stralcio dei debiti inesigibili, 920 miliardi di euro di cartelle verso la cancellazione?

Con il provvedimento sulla pace fiscale, fortemente voluto dalla Lega e tradotto in pratica con la Legge di Bilancio 2019, è stato previsto lo stralcio delle mini-cartelle fino a 1.000 euro, relative a vecchi debiti accumulati tra il 2000 ed il 2010.

Una misura finalizzata proprio a ripulire, seppure in parte, il magazzino dei crediti accumulati dall’AdER nell’ultimo decennio.

Il totale dei crediti da riscuotere, secondo i dati forniti dal Direttore dell’Agenzia delle Entrate Riscossione alla Camera il 14 settembre 2020, ammonta a 987 miliardi di euro, ed è composto in buona parte da importi che solo formalmente possono essere riscossi.

Soltanto 79 miliardi del totale risultano effettivamente esigibili; la restante parte è invece relativa a soggetti deceduti, falliti, nullatenenti o per i quali sono già state tentate infruttuose procedure di recupero.

Ed è proprio su questo che si sofferma il Presidente Marattin:

“in 20 anni ci sono quasi mille miliardi di crediti non riscossi. L’anomalia è che 920 miliardi sono di contribuenti che non esistono più. Non è efficiente mantenere una situazione del genere. Per legge, l’Agenzia delle Entrate deve impiegare tempo, energie e risorse per riscuotere crediti che non esistono.”

Sono i numeri, uniti alla volontà manifestata da parte dei partiti di Maggioranza, a far presagire l’ipotesi di uno stralcio delle cartelle relative ad importi solo fittiziamente recuperabili.

A sollecitare un intervento in tal senso anche il Direttore delle Entrate Ruffini, considerando che il quadro normativo eccessivamente macchinoso che impone attività quasi uguali per tutte le tipologie di credito iscritte a ruolo, e la mancanza di una prassi di cancellazione dei debiti arretrati e ormai inesigibili, sono due delle cause alla base dell’inarrestabile crescita del Magazzino AdER.

Con la Legge di Bilancio 2021 sarà necessario trovare una prima quadra anche sul fronte della riforma della riscossione“La discussione è in corso”, conferma Marattin.

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PATRIMONIALE DOPO LA DITTATURA DEI DPCM

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CORONAVIRUS: LA DITTATURA DEMOCRATICA

Patrimoniale in arrivo sulla “prima casa”?

Articolo di  Francesco Oliva – (Fonte: www.money.it)

Interessante botta e risposta in Commissione Europea tra Paolo Gentiloni e la deputata leghista Silvia Sardone: al centro l’ipotesi della reintroduzione dell’IMU sulla prima casa e di un’imposta patrimoniale che tenga conto della composizione familiare e del reddito.

Patrimoniale in arrivo sulla “prima casa”?

L’IMU sulla prima casa potrebbe essere reintrodotta con la prossima Legge di Bilancio 2021.

Ad affermarlo è il Presidente della Commissione Europea Paolo Gentiloni nella risposta all’interrogazione numero E-004440/2020 proposta dall’eurodeputata leghista Silvia Sardone del gruppo parlamentare europeo Identità e Democrazia.

Lo scambio ha attirato l’attenzione dei principali quotidiani dell’area di centro destra, con Libero, La Verità ed Il Giornale che decidono di aprire le prime pagine di oggi con questa notizia. Ma com’è andata davvero? Quali imposte patrimoniali verranno introdotte, quando e chi dovrà pagare?

Ritorna l’IMU sulla prima casa con la Legge di Bilancio 2021. Ecco la domanda dell’eurodeputata leghista al Presidente Gentiloni

Nel corso di un confronto andato in scena giovedì scorso in Commissione Europea, l’eurodeputata leghista Silvia Sardone ha posto al Presidente Gentiloni il seguente quesito:

Tra le indiscrezioni in merito alle raccomandazioni dell’Unione europea all’Italia c’è anche una modifica delle tasse sulla casa.

Le raccomandazioni dell’UE pubblicate a seguito dell’ultima riunione dell’Ecofin dell’anno scorso segnalavano che l’esenzione dell’IMU sull’abitazione principale (prima casa) non è molto apprezzata.

La sensazione è che la Commissione non valuti positivamente questa esenzione ma anche il fatto che non sia stato introdotto un meccanismo impositivo progressivo sul mattone in base al reddito familiare.

Si chiede alla Commissione:

1. se intende chiedere all’Italia di ripristinare la tassa sull’abitazione principale;
2. se tra le sue richieste all’Italia ci sia l’introduzione di una patrimoniale;
3. di indicare la sua posizione sulla fiscalità in Italia

IMU anche sulla prima casa dal 2021?Interrogazione con richiesta di risposta scritta E-004440/2020 alla Commissione
(Articolo 138 del regolamento) di Silvia Sardone (ID)

La domanda mira quindi ad un punto ben specifico: la Commissione Europea chiederà all’Italia di abolire l’esenzione IMU sulla prima casa ovvero di introdurre un’imposta patrimoniale di tipo diverso?

Si chiede, infine, una indicazione in ordine alla posizione del Presidente circa la fiscalità in Italia.

IMU anche sulla prima casa dal 2021 si o no? L’imposta patrimoniale potrebbe essere reintrodotta sull’abitazione principale ma non verranno richieste altre imposte patrimoniali aggiuntive

La risposta del Presidente Paolo Gentiloni è arrivata contestualmente, ma a dire il vero non ha risposto in modo analitico ai punti evidenziati nell’interrogazione.

Ecco il testo integrale della risposta dell’esponente PD:

Il documento di lavoro dei servizi della Commissione Relazione per paese relativa all’Italia 2020 comprende un’analisi del sistema fiscale italiano.

Nel complesso, i principali problemi individuati dalla Commissione sono l’elevato carico fiscale che grava sul lavoro e l’elevato livello di evasione fiscale.

L’analisi dimostra che, abolendo l’esenzione dell’IMU sull’abitazione principale (con diversi gradi di progressività) e utilizzando le entrate supplementari per ridurre la tassazione sul lavoro, si fornirebbero maggiori incentivi a lavorare, determinando ripercussioni positive sulla crescita economica.

Le raccomandazioni specifiche per paese rivolte all’Italia dal 2012 al 2019 nell’ambito del semestre europeo, adottate dal Consiglio in base a una proposta della Commissione, consigliavano di trasferire il carico fiscale dal lavoro verso imposte meno penalizzanti per la crescita, come quelle sul patrimonio.

Le raccomandazioni formulate nell’ambito del semestre europeo 2017 specificavano che quest’obiettivo doveva essere raggiunto anche «con la reintroduzione dell’imposta sulla prima casa a carico delle famiglie con reddito elevato».

Le raccomandazioni specifiche per paese relative all’Italia non contengono riferimenti a imposte patrimoniali aggiuntive

Imposta patrimoniale dal 2021: effetti drammatici sull’economia. La priorità è ridurre le imposte sul lavoro e sull’impresa, iniziamo dalla terza aliquota Irpef

Sarebbe superfluo evidenziare come un aumento delle imposte – qualunque esse siano – potrebbero determinare effetti devastanti sull’economia del Paese, soprattutto in questo particolare momento storico.

L’IMU, tra le altre cose, consente già allo Stato di incassare circa 22 miliardi di euro.

La proposta cui sembra far riferimento Gentiloni non alzerebbe le imposte tout court, ma prevederebbe una sorta di partita di giro tra un aumento dell’imposizione patrimoniale e una equivalente riduzione delle aliquote sui redditi di lavoro e di impresa.

Tuttavia e purtroppo, uno “scambio” di questo tipo raramente si è visto nell’excursus storico della legislazione tributaria italiana, e ci permettiamo di nutrire qualche dubbio sulla sua realizzabilità.

Il rischio di un nuovo aumento dell’imposizione fiscale è concreto e rischia di rendere ancora più difficoltosa la ripresa dell’economia nazionale post pandemia.

Si potrebbe tuttavia intervenire in modo alternativo, per esempio:

  1. aumentando le imposte sui grandi patrimoni, anche in via occasionale e straordinaria;
  2. ridurre o eliminare l’Irap, per esempio sostituendola con un’addizionale Ires che non consenta più il concretizzarsi dei meccanismi perversi tipici dell’Imposta Regionale sulle Attività Produttive;
  3. ridurre l’aliquota del 38% sul terzo scaglione Irpef (quello tra 28.000 e 55.000 euro di reddito lordo), una vera e propria espropriazione legalizzata ai redditi del ceto medio.

E si potrebbe continuare con altre altrettanto valide alternative…

L’elemento fondamentale però è evitare di introdurre nuove imposte sulla prima casa che non tengano conto del reddito e della composizione del nucleo familiare, sarebbe molto grave e probabilmente insostenibile per molte famiglie.

DI SEGUITO LA LETTERA DI RISPOSTA DI PAOLO GENTILONI A NOME DELLA COMMISSIONE EUROPEA:

IT
E-004440/2020
Risposta di Paolo Gentiloni
a nome della Commissione europea
(15.10.2020)


Il documento di lavoro dei servizi della Commissione “Relazione per paese relativa
all’Italia 2020″1
comprende un’analisi del sistema fiscale italiano. Nel complesso, i principali
problemi individuati dalla Commissione sono l’elevato carico fiscale che grava sul lavoro e
l’elevato livello di evasione fiscale. L’analisi dimostra che, abolendo l’esenzione dell’IMU
sull’abitazione principale (con diversi gradi di progressività) e utilizzando le entrate
supplementari per ridurre la tassazione sul lavoro, si fornirebbero maggiori incentivi a
lavorare, determinando ripercussioni positive sulla crescita economica.
Le raccomandazioni specifiche per paese rivolte all’Italia dal 2012 al 2019 nell’ambito del
semestre europeo, adottate dal Consiglio in base a una proposta della Commissione,
consigliavano di trasferire il carico fiscale dal lavoro verso imposte meno penalizzanti per la
crescita, come quelle sul patrimonio. Le raccomandazioni formulate nell’ambito del
semestre europeo 2017 specificavano che quest’obiettivo doveva essere raggiunto anche “con
la reintroduzione dell’imposta sulla prima casa a carico delle famiglie con reddito elevato”.
Le raccomandazioni specifiche per paese relative all’Italia non contengono riferimenti a
imposte patrimoniali aggiuntive

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COVID-19 ESCLUSIVA: OMERTA’ DEL GOVERNO CONTE

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Il governo si oppone al ricorso: “Il Piano anti-covid resta segreto”

Il ministero “trascinato” in Tribunale: “Resistiamo”. Via alla battaglia legale. FdI: “Il governo lavora col favore delle tenebre”

Non intende fare passi indietro. Né sottostare alle richieste avanzate da Fratelli d’Italia. Il ministero della Salute, “trascinato in Tribunale” sulla mancata divulgazione del Piano Nazionale anti-Covid, si è costituito in giudizio “per resistere al ricorso” ed opporsi così alle contestazioni di chi vorrebbe maggior chiarezza su un tema piuttosto fumoso.

Il ricorso al Tar, rivelato ieri dal Giornale.it, è l’ultimo capitolo di una vicenda che parte da lontano e che, nonostante i tentativi di chiarezza, non è ancora arrivata a soluzione. L’oggetto del contendere è il “Piano secretato” citato da Andrea Urbani, dirigente del ministero e membro del Cts, in un’intervista dello scorso aprile. Un documento su cui gli esperti assicurano di essersi basati per guidare le scelte dell’esecutivo nei mesi più neri del contagio. Ma che ad oggi non è ancora stato presentato in via ufficiale né ai cittadini né ai parlamentari che lo domandano.

La genesi del “Piano” è complessa, e viene ricostruita – con particolari inediti – nel “Libro nero del coronavirus” (clicca qui), l’inchiesta pubblicata da Giubilei Regnani che ripercorre tutte le tappe e gli errori della gestione del contagio in Italia. Torniamo allora a gennaio. Quando il premier Conte firma lo stato di emergenza, infatti, l’Italia è sostanzialmente priva di un piano pandemico aggiornato. Non esiste una previsione sul numero di mascherine necessarie o scorte utili a fronteggiare una epidemia, così gli esperti si muovono per ovviare alla mancanza. Il 12 febbraio il Cts invita alla propria riunione Stefano Merler, matematico della Fondazione Kessler di Trieste, già autore di uno studio previsionale in cui ipotizza oltre 2 milioni di contagi e migliaia di morti (mentre tutti si dicono invece sicuri che nulla succederà all’Italia). Quel giorno, dopo aver letto i dati di Merler, il Cts decide di creare un gruppo di esperti per “produrre, entro una settimana, una prima ipotesi di Piano operativo di preparazione e risposta a diversi scenari di possibile sviluppo di una epidemia da 2019-nCov”. Di questo “Piano” nascono alcune bozze, diventa oggetto di riunioni, e viene citato in diversi verbali delle riunioni del Cts. Fino a quella del 2 marzo, quando viene approvato nella sua “versione finale” e poi presentato, via Angelo Borrelli, al ministro Speranza.

Bene. Resta però da capire il perché di tanto mistero. Quando a maggio alcuni cronisti chiedono il dossier attraverso un accesso agli atti, da viale Lungotevere Ripa I fanno spallucce. Sostengono infatti che Urbani si sia sbagliato e che il documento di cui parlava altro non era che lo studio di Merler. Così consegnano ai giornalisti solo quest’ultimo. Per qualche tempo i due dossier (il “Piano” e lo studio Merler) si confondono, gettando fumo su una vicenda già di per sé intricata. Pochi giorni prima, infatti, lo stesso Speranza era comparso di fronte al Copasir per negare l’esistenza di un “Piano”, ribadendo la tesi del semplice “studio di previsione” sui “possibili scenari dell’epidemia”. Niente di più. Eppure nella riunione del 9 marzo il Cts mette a verbale che tutte le “azioni fino ad oggi suggerite ed adottate sono coerenti con i diversi stadi di sviluppo previsti dal piano”. Un “piano”, dunque. Non uno “studio”. Perché allora derubricarlo? Certo a marzo il Cts aveva chiesto “riservatezza” per evitare che “i numeri arrivassero alla stampa” e scatenassero il panico. Ma perché, una volta esploso il contagio, non renderlo pubblico?

È la stessa domanda che si pongono gli onorevoli Galeazzo Bignami e Marcello Gemmato. Dopo un primo tentativo già ad aprile, ad agosto i due deputati hanno fatto un accesso agli atti per ottenere ufficialmente il testo del “Piano”. Senza però ottenere riscontri. Scaduti i 30 giorni entro cui la Pa deve rispondere ad un accesso civico dei cittadini, i parlamentari hanno deciso di avviare il ricorso al Tar. “Se le misure a dir poco discutibili di questi giorni si basano su un qualche ‘piano’, noi vogliamo vederlo”, dice Bignami. I ricorrenti contestano “l’illegittimità del silenzio serbato” dal ministero e chiedono al giudice di condannare l’amministrazione a rendere noto il “Piano”. L’udienza, come rivelato dal Giornale.it, è già stata notificata. E ieri il ministero della Salute, rappresentato dall’avvocatura dello Stato, ha deciso di costituirsi formalmente di fronte al Tar. L’atto parla chiaro: il ministero si “costituisce in giudizio per resistere al ricorso” presentato dai due esponenti di FdI e chiede di essere “sentito in camera di consiglio”. Si preannuncia insomma una battaglia legale. “Il Governo avrebbe dovuto chiedere scusa agli italiani e consegnarci i documenti – attacca Bignami – Invece si costituisce contro FdI per impedire che gli italiani sappiano cosa sta accadendo. Ma noi non molliamo di un centimetro. Avevamo promesso che li avremmo trascinati davanti ad un Tribunale e lo abbiamo fatto. Ora vogliamo avere giustizia perché il Governo sta agendo col favore delle tenebre senza dire le cose come stanno realmente”.

Articolo di Giuseppe De Lorenzo – (Fonte: www.ilgiornale.it)

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ATTENZIONE!! NUOVO DPCM D’URGENZA IN ARRIVO

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Progettazione del fondo di concetto di arresto pandemico covid-19 di  coronavirus | Vettore Gratis

Nuovo DPCM d’urgenza: ecco cosa potrebbe cambiare ancora

Un nuovo DPCM con ulteriori restrizioni potrebbe arrivare nella giornata di oggi, venerdì 16 ottobre, o al massimo domani. Si tratta di un’ipotesi che sta prendendo piede nelle ultime ore, con il Comitato Tecnico Scientifico che avrebbe chiesto al Governo misure più stringenti per far fronte all’aumento dei contagi che appare ormai fuori controllo.

Un DPCM d’urgenza che si andrebbe ad aggiungere al Decreto di Ottobre che ha introdotto restrizioni e obblighi a quanto pare non sufficienti vista l’attuale situazione; la conferma è arrivata anche da Dario Franceschini, capo delegazione del Partito Democratico al Governo, il quale ha dichiarato di aver chiesto a Giuseppe Conte un confronto urgente per decidere – “senza indugio” – riguardo a nuove misure nazionali per contenere il contagio, ovviamente d’intesa con le Regioni.

Una nuova strategia che potrebbe essere attuata già con il Consiglio di Ministri di domani e che porterebbe ad un DPCM d’urgenza con il quale potrebbero esserci ulteriori restrizioni per i locali della movida, per i quali verrebbe imposto un vero e proprio coprifuoco. Obiettivo è anche quello di evitare ci possano essere provvedimenti “a macchia di leopardo”, lasciando alle Regioni troppo spazio per intervenire (ad esempio, ha fatto discutere la decisione del Governatore della Campania, Vincenzo De Luca, di chiudere le scuole).

Ma quali potrebbero essere le novità di questo eventuale nuovo DPCM che il Governo potrebbe approvare con estrema urgenza? Molto dipenderà anche dal bollettino sui contagi di oggi, ma sembra che il Governo dovrà adottare il pugno duro se vuole invertire il trend.

Nuovo DPCM, Ricciardi: restrizioni e chiusure nelle Regioni con Rt superiore a 1

Riguardo alla possibilità di approvare d’urgenza un nuovo DPCM è intervenuto Walter Ricciardi, consigliere del Ministro della Salute per l’emergenza COVID-19 e ordinario di Igiene generale e applicata alla facoltà di Medicina della Cattolica di Roma.

Questo ha confermato di aver chiesto chiusure mirate alle Regioni con altissima circolazione del Sars-Cov-2; restrizioni necessarie per consentire lo svolgimento delle attività scolastiche e produttive. Nel dettaglio, in quelle zone dove l’indice del contagio è superiore ad 1, dovranno esserci le chiusure dei principali punti di aggregazione, come circoli, palestre ed esercizi commerciali non essenziali. Lo smart working dovrebbe invece diventare la forma ordinaria di lavoro in tutto il Paese, con l’obiettivo anche di garantire la sicurezza nei mezzi di trasporto pubblico.

Va detto che ad oggi le uniche Regioni che sono sotto l’indice Rt 1 sono: Calabria (0,94) e Molise (0,83). Quindi, qualora passasse la linea di Ricciardi vorrebbe dire che ci sarebbero chiusure su quasi tutto il territorio nazionale per quelle attività o luoghi che solitamente rappresentano centri di aggregazione. Non saremmo ancora in una situazione tale da parlare di lockdown, ma poco ci manca.

Ipotesi coprifuoco nel DPCM di urgenza

Nel nuovo DPCM che il Governo dovrebbe approvare con urgenza, c’è anche l’ipotesi del coprifuoco. Dopo le restrizioni già introdotte con l’ultimo DPCM riguardo a locali e ristoranti, l’Italia potrebbe prendere come esempio gli altri Paesi d’Europa prevedendo un coprifuoco alle 22:00, con una serrata che riguarderebbe tutte le attività non essenziali per un periodo di due settimane, così da poter valutare con calma gli effetti delle nuove restrizioni.

Ma attenzione, perché si torna a parlare – come anticipato da Il Sole 24 Ore – di chiusura anche per palestreparrucchieribarbiericentri esteticicinema e teatri. E nonostante il parere contrario della Azzolina, potrebbe esserci un ritorno – seppur parziale – della didattica a distanza nelle scuole superiori, con gli studenti che si alterneranno tra casa e scuola durante la settimana.

Al momento si tratta solamente di indiscrezioni, ma una cosa sembra essere certa: un nuovo DPCM ci sarà, visto che il Governo vuole assolutamente evitare lo scenario di un secondo lockdown, ad esempio nel periodo di Natale.

Perché un nuovo DPCM è necessario

Davvero serve introdurre nuove restrizioni? Secondo Ricciardi sì, anche perché in questi giorni le ASL stanno avendo molte difficoltà nel tracciare i contagi. Questa strategia è fallita e non è più sufficiente per contenere la diffusione del coronavirus.

Ad oggi circa dieci Regioni rischiano per la tenuta delle terapie intensive, in quanto ci sta avvicinando alla soglia di rischio indicata dal Ministero della Salute, ossia del 30% di posti dedicati ai malati da COVID-19 che risultano già occupati.

Una situazione di rischio che comunque interessa tutte le Regioni, con la possibilità che a breve termine possa esserci una saturazione dei posti qualora il trend dei contagi non si modificherà.

Articolo di  Antonio Cosenza – (Fonte: www.money.it)

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