CASSAZIONE SULL’AMIANTO: IMPORTANTE CONFERMA DELLA SUPREMA CORTE SUL PRINCIPIO DELL’EQUIVALENZA DELLE CONDIZIONI E SUL NESSO DI CAUSALITÀ

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La Corte di Cassazione, con la sua Ordinanza n. 28458 del 5 novembre 2024, ha sottolineato l’importanza di stabilire un nesso di causalità tra l’esposizione a fattori di rischio, come l’amianto, e l’insorgenza di malattie o decessi. Quando si verifica un’esposizione prolungata e non occasionale a tali agenti, unita a modalità di lavoro specifiche e alla mancanza di strumenti di protezione, si presume la responsabilità del fattore di rischio nel contribuire alla malattia o al decesso.

La sentenza afferma che, per riconoscere il nesso causale, non è necessario che l’esposizione sia l’unica causa, poiché la concausalità è sufficiente. Tuttavia, se esistono fattori esterni all’ambito lavorativo che potrebbero autonomamente provocare la malattia o il decesso, questi potrebbero escludere o attenuare la responsabilità dovuta all’esposizione professionale.

In sintesi, il provvedimento della Corte evidenzia la necessità di un’analisi approfondita e contestuale dei fattori di rischio e delle condizioni lavorative per determinare la responsabilità in caso di malattia o decesso legato all’amianto.

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LA CONSIGLIERA AVV. GRAZIA MARIA GENTILE E LA MANIFESTAZIONE DELL’AVVOCATURA PER DENUNCIARE IL DEGRADO DEL SISTEMA GIUSTIZIA

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Avv. F.V. Bonanni Saraceno e Avv. Grazia Maria Gentile

L’Avv. Grazia Maria Gentile consigliera del *Consiglio dell’Ordine Avvocati di Roma* è intervenuta come ospite del programma SOCIETAS, del canale televisivo La Voce Tv, per raccontare l’esito della manifestazione che ha organizzato l’Ordine Avvocati di Roma, cui hanno aderito anche altri consiglieri di altri ordini forensi italiani.

La consigliera è entrata nel merito della denuncia fatta dal mondo forense e non solo riguardo allo stato dell’arte fatiscente della Giustizia in generale e del Tribunale del Giudice di Pace in particolare.

——-——— Puntata integrale —————-

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Il 12 novembre, alle 9:30, in Piazza Cavour a Roma, si è tenuta una manifestazione indetta dagli Avvocati per protestare contro la grave carenza di Giudici di Pace nella capitale. Attualmente, a Roma operano solo 56 Giudici di Pace, di cui 41 nel settore civile e 15 in quello penale, contro un organico previsto di 210 unità, con una scopertura del 72%. Questa situazione sta causando ritardi significativi nell’amministrazione della giustizia, con un numero annuale di 33.000 ricorsi per decreto ingiuntivo e 29.000 cause, portando a un carico di lavoro che supera le 800 pratiche per ogni giudice.

Il Presidente dell’Ordine degli Avvocati di Roma, Paolo Nesta, ha sottolineato che la manifestazione non è stata solo una rivendicazione di categoria, ma un appello per garantire il diritto dei cittadini a una giustizia tempestiva. Nonostante le proposte per risolvere la situazione, come l’assegnazione dei vincitori dei concorsi ai Giudici di Pace, queste sono state respinte dal Consiglio Superiore della Magistratura.

Nella manifestazione, gli Avvocati hanno chiesto con insistenza l’immediata copertura degli organici dei giudici e del personale amministrativo, oltre a miglioramenti nei sistemi informatici attualmente inadeguati.

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DISFUNZIONI DEL GIUDICE DI PACE E GIUSTIZIA: L’ORDINE AVVOCATI DI ROMA E GLI ALTRI ORDINI DEL LAZIO SCENDONO IN PIAZZA

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COA di Roma, avvocato e cittadini a piazza Cavour

La situazione dei giudici di pace a Roma è davvero allarmante, con una carenza di organico che tocca il 72%. Questo implica ritardi significativi nella giustizia, con un elevato numero di ricorsi e cause da gestire per ogni giudice. Gli avvocati romani, preoccupati per la situazione, hanno indetto una manifestazione per richiamare l’attenzione sulla necessità di una giustizia efficace e tempestiva, come sancito dalla Costituzione.

Il Presidente dell’Ordine degli Avvocati di Roma, Paolo Nesta, ha sottolineato che la protesta non è solo a favore della categoria degli avvocati, ma per l’intero sistema giuridico e i diritti dei cittadini. Nonostante ci siano proposte concrete per migliorare la situazione, come destinate risorse umane ai giudici di pace, queste non sono state accolte.

La richiesta principale è quindi di una rapida copertura dell’organico e dell’ammodernamento dei sistemi informatici, affinché il servizio giuridico possa diventare nuovamente efficiente. La manifestazione in piazza Cavour sarà un’occasione importante per sensibilizzare l’opinione pubblica, sottolineando l’urgenza di affrontare questi problemi in modo efficace.

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PUBBLICATO IL CORRETTIVO CIVILE ALLA RIFORMA CARTABIA SULLA GAZZETTA UFFICIALE

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Il decreto legislativo 31 ottobre 2024 n. 164 sarà operativo a partire dal 26 novembre prossimo

il decreto legislativo 31 ottobre 2024 n. 164,

Il decreto legislativo n. 164 del 31 ottobre 2024, pubblicato sulla “Gazzetta Ufficiale” n. 264 dell’11 novembre 2024, presenta un ampio correttivo alla Riforma Cartabia, introducendo modifiche significative al codice civile e al codice di procedura civile. L’obiettivo principale di questo intervento è quello di migliorare l’efficienza del processo civile e la disciplina degli strumenti di risoluzione alternativa delle controversie, nonché di razionalizzare i procedimenti in materia di diritti delle persone e delle famiglie.

Nel contesto di queste novità, emerge la volontà di coordinare e perfezionare le procedure già esistenti, attraverso otto articoli che toccano non solo norme procedurali ma anche leggi speciali. Tra i cambiamenti più rilevanti si trovano:

  1. Modifiche al rito in materia di stato delle persone e famiglia, con particolare attenzione a migliorare la chiarezza dei testi e risolvere dispute applicative.
  2. Riforme riguardanti l’efficacia delle udienze pubbliche e la possibilità di sostituirle con scambi cartolari, rendendo più snelle le pratiche processuali.
  3. L’introduzione dell’obbligo di garantire una gestione telematica efficace delle pratiche legali e di favorire la digitalizzazione della giustizia.

Il correttivo ha registrato anche alcune lacune, come il mancato recepimento di alcune osservazioni delle Commissioni Giustizia delle Camere, in particolare riguardo la revoca della provvisoria esecuzione e le modalità di trattazione delle cause. Problematiche recenti riguardano anche il nuovo rito semplificato, la cui applicazione e le preclusioni legate sono state oggetto di dibattito tra gli esperti.

Dal punto di vista della mediazione e della negoziazione assistita, il decreto ha rivisto la durata dei procedimenti e chiarito i requisiti formali delle deleghe, migliorando l’operatività del sistema di mediazione. Tuttavia, ci sono preoccupazioni riguardanti le condizioni di procedibilità, che potrebbero creare disparità nel trattamento delle richieste legali.

In sintesi, mentre il decreto ha l’ambizione di semplificare e razionalizzare i processi legali, suscita anche preoccupazioni per la complessità e potenziale confusione nelle nuove norme, evidenziando una crescente esigenza di migliorare l’organizzazione e l’efficienza del lavoro umano nel contesto giuridico. La speranza è che queste riforme possano effettivamente portare a una giustizia più equa e rapida, al di là delle difficoltà interpretative e pratiche che comportano.

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RESPONSABILITÀ CIVILE: IL PRINCIPIO DE “IL PIÙ PROBABILE CHE NON”

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Nella responsabilità civile vige un principio basilare per stabilire il nesso di causalità tra la condotta compiuta e il danno causato, ossia il canone de “il più probabile che non”. Nell’analisi sottostante sono declinati gli aspetti caratteristici del suddetto principio.

Il passaggio che hai riportato chiarisce alcuni principi fondamentali riguardanti il nesso di causa nella responsabilità civile. Analizziamo i punti principali.

  1. Nesso di Causa: In campo giuridico, per accertare la responsabilità di un soggetto rispetto a un evento dannoso, è necessario verificare se esista un nesso causale tra la sua condotta e l’evento stesso. La prova di questo nesso si basa sulla teoria del “più probabile che non”, dove l’ipotesi che un fatto sia causa di un altro deve essere più probabile rispetto all’idea contraria.
  2. Plurime Cause: Quando l’evento dannoso può derivare da una molteplicità di cause, il giudice deve:
  • Escludere le ipotesi meno probabili.
  • Esaminare solo quelle ritenute più probabili.
  • Scegliere tra queste ultime quella che ha ricevuto il maggior numero di conferme basate su fatti concreti ed evidenze, che devono essere gravi, precisi e concordanti.
  1. Valutazione delle Probabilità: Non è necessaria la certezza assoluta né una probabilità molto elevata per stabilire il nesso causale. È sufficiente che l’ipotesi favorevole alla parte attrice abbia un grado di probabilità superiore rispetto all’ipotesi contraria, anche se non molto significativa.
  2. Indizi e Ipotizzazione: La decisione del giudice deve basarsi su indizi e prove concrete, evitando di fondarsi su supposizioni o ipotesi deboli. È il compito del giudice analizzare le varie alternative causali e selezionare quella che risulta più convincente, basandosi sul principio di maggiore probabilità.
  3. Considerazione delle Probabilità: Le probabilità devono essere considerate in un contesto più ampio, dove la somma delle probabilità di tutte le possibili spiegazioni non deve necessariamente arrivare al 100%. Ciò significa che è possibile avere un’ipotesi con una probabilità del 30% e un’altra del 20%, e nel caso in cui non ci siano spiegazioni più probabili, la prima può essere accettata come valida.

Questi principi sono fondamentali nel diritto civile, poiché forniscono un quadro per la valutazione della responsabilità e la gestione delle prove in contesti complessi. La Suprema Corte ha chiarito che l’importante è la stima della probabilità maggiore e la capacità di dimostrare il nesso causale attraverso indizi e fatti concreti, piuttosto che cercare una certezza assoluta.

————— Fattispecie concreta ————-

Corte di Cassazione|Sezione 3|Civile|Sentenza|26 aprile 2023| n. 10978

SENTENZA N. 10978

Nel processo di gravame contro le decisioni del Tribunale di Novara riguardante un incidente stradale mortale, la Corte Suprema di Cassazione si pronuncia su importanti questioni relative alla responsabilità per il danno, alla legittimazione attiva e alla prova del nesso causale.

Riflessioni principali

  1. Responsabilità e Causa dell’Incidente: La Corte di Appello aveva inizialmente riconosciuto una responsabilità concorrente tra il motociclista deceduto e il difetto del manto stradale, ripartendo la responsabilità del danno (60% a carico della vittima e 40% per il difetto stradale). Tuttavia, il ricorso ha sollevato questioni sull’applicazione dei principi di probabilità nel determinare la causa dell’incidente.
  2. Onere della prova: Si è discusso se fosse corretta la decisione della Corte di Appello che, per escludere la responsabilità del difetto del manto stradale, avesse richiesto un grado elevato di certezza. La Cassazione ha sottolineato il principio del “più probabile che no” per stabilire il nesso di causalità nelle cause concorrenti, evidenziando che non è necessaria una prova di certezza o di elevata probabilità.
  3. Legittimazione attiva: È stata esaminata l’eccezione di difetto di legittimazione attiva sollevata dalla controparte. La Corte ha chiarito che la ricorrente ha agito in qualità di erede, potendo far valere non solo i diritti ereditari, ma anche diritti propri.
  4. Presunzioni e Indizi: La Corte ha richiamato la necessità di fondare le conclusioni su indizi gravi, precisi e concordanti, in contrasto con l’approccio della Corte di Appello, che sembra basarsi su elementi di mero sospetto. La Corte ha sancito che, nel caso di concorso di cause, il giudice deve escludere le ipotesi meno probabili e confermare quella ritenuta più attendibile sulla base di un ragionamento inferenziale supportato da prove sufficientemente solide.

Dispositivo

La Corte, accogliendo il ricorso, ha cassato la decisione impugnata e disposto il rinvio alla Corte di Appello di Torino per una nuova valutazione della questione, ordinando di tener conto dei principi giuridici chiariti nella presente sentenza e di esaminare nuovamente le prove alla luce di tali indicazioni.

Conclusione

La sentenza della Corte Suprema di Cassazione ha confermato principi fondamentali nell’ambito della responsabilità civile, sottolineando l’importanza della prova nel determinare il nesso di causalità e chiarendo le modalità di valutazione delle prove indiziarie. Ciò potrà influenzare significativamente il futuro delle controversie in materia di incidenti stradali e responsabilità da cose in custodia.

Sentenza integrale

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RESPONSABILITÀ MEDICA: L’ONERE DELLA PROVA DEL RISPETTO DELL’OBBLIGO DI DILIGENZA DEL PROFESSIONISTA MEDIO EX ART. 1176 C.C.

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Nell’analisi del quadro normativo e giuridico inerente alla responsabilità medica, è necessario focalizzare l’attenzione sull’obbligo di diligenza richiesto nell’esecuzione delle prestazioni sanitarie. Vediamo di riassumere i punti principali.

Nesso Causale e Onere della Prova

  1. Nesso Causale: Quando si verifica un evento dannoso in seguito a un intervento sanitario, spetta al professionista e alla struttura sanitaria dimostrare di aver eseguito le prestazioni in conformità agli standard richiesti e di non essere stati negligenti.
  2. Onere della Prova: Non è sufficiente dimostrare l’alta probabilità statistica di errore; i medici devono fornire prove convincenti che escludano la loro responsabilità.

Diligenza Qualificata

  1. Art. 1176 c.c.: Il codice civile italiano richiede che, nell’adempimento delle obbligazioni, il debitore utilizzi la diligenza del “buon padre di famiglia”. Per i professionisti, il parametro di riferimento è rappresentato da un professionista medio, piuttosto che da un’eccellenza.
  2. Responsabilità Professionale: Il debitore (professionista) deve dimostrare di aver adempiuto correttamente, o di non aver potuto adempiere per causa non imputabile.

Responsabilità della Struttura Sanitaria

  1. Contratto di Spedialità: La responsabilità della struttura sanitaria è di tipo contrattuale, scaturendo dall’accettazione del paziente e dalla conseguente obbligazione di fornire assistenza sanitaria.
  2. Obbligazione di Vigilanza: La struttura è responsabile non solo per le prestazioni mediche, ma anche per altri doveri di protezione nei confronti del paziente.

Evoluzione Normativa

  1. Legge Gelli-Bianco: La legge ha modificato il panorama della responsabilità medica, spostando la responsabilità del medico in un ambito extracontrattuale, a meno che non ci sia una specifica obbligazione contrattuale. Questo ha come obiettivo quello di ridurre il rischio di medicina difensiva e di semplificare i requisiti per dimostrare la diligenza.

Conclusioni

In sintesi, il sistema giuridico italiano richiede che, nel contesto delle responsabilità professionali, in particolare per quanto riguarda gli operatori sanitari, ci sia un chiaro rispetto degli obblighi di diligenza e una definizione altrettanto chiara dei nessi causali. L’evoluzione normativa ha cercato di bilanciare le esigenze di protezione dei pazienti con la necessità di evitare comportamenti di eccessiva difensiva da parte dei professionisti del settore.

A tale proposito, la della Corte di Cassazione n. 22996 del 21 agosto 2024 chiarisce alcuni principi fondamentali in tema di responsabilità medica, in particolare riguardo alla figura dei medici ecografisti.

In definitiva, la Corte stabilisce che è onere del medico dimostrare di aver eseguito la prestazione diagnostica con la dovuta diligenza e competenza. Questo significa che, in caso di contenzioso per presunto errore diagnostico, non è sufficiente fare riferimento alla probabilità statistica degli errori diagnostici per escludere la responsabilità.

In altre parole, la valutazione della diligenza del medico non può essere mitigata o attenuata dalla mera esistenza di una probabilità di errore nel campo diagnostico. Ogni caso deve essere valutato in base alle circostanze specifiche e alle modalità con cui il medico ha svolto il proprio compito, evidenziando la necessità di un comportamento conforme agli standard di diligenza richiesti della professione.

Questa posizione sottolinea l’importanza della responsabilità professionale dei medici nel garantire che gli esami diagnostici vengano effettuati in modo appropriato e scrupoloso, evidenziando che una valutazione qualitativa della prestazione medica è fondamentale per determinare eventuali responsabilità in caso di errori o omissioni.

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Corte di Cassazione|Sezione 3|Civile|Ordinanza|21 agosto 2024| n. 22996:

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SICUREZZA SUL LAVORO: RESPONSABILITÀ PENALE DEL CDA ANCHE IN PRESENZA DI DELEGHE DI FUNZIONE E DI GESTIONE

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La sentenza della Cassazione n. 40682 evidenzia un principio fondamentale in materia di responsabilità penale degli amministratori di società, in particolare nel contesto della sicurezza sul lavoro. La Corte ha infatti confermato la condanna di tutti i membri del consiglio di amministrazione di una società attiva nel settore edilizio per omicidio colposo, nonostante l’esistenza di deleghe di funzione e gestione.

L’episodio che ha portato a questa condanna riguarda la morte di un operaio travolto da una lastra di cemento, evento causato da gravissimi errori nelle fasi di produzione e installazione, che la Corte ha ritenuto responsabilità dirigenziale. Questo è un esempio emblematico di come la Cassazione possa stabilire che carenze organizzative significative possano far sì che i membri del consiglio di amministrazione non possano considerarsi esenti da responsabilità solo perché hanno delegato compiti a terzi.

La difesa degli amministratori si è basata sull’argomento che le deleghe di gestione e funzione avrebbero dovuto alleggerire le loro responsabilità, ma la Corte ha respinto questa tesi. Ha affermato che, nonostante le deleghe, la responsabilità ultima della gestione dei rischi e della sicurezza sul lavoro rimane comunque in capo al consiglio di amministrazione. Questo implica un obbligo di vigilanza attiva sui processi aziendali e di intervenire quando si manifestano situazioni di pericolo.

La sentenza mette quindi in luce l’importanza di un adeguato sistema di controlli e di procedure operative per garantire la sicurezza dei lavoratori, evidenziando come la frenesia del profitto e il rispetto dei tempi di consegna non possano mai prevalere sulla salvaguardia della vita e della salute degli operai. La Corte chiarisce che una gestione responsabile dell’azienda deve sempre tenere in considerazione la sicurezza come priorità assoluta, distinta e non sacrificabile rispetto agli obiettivi economici.

In conclusione, il messaggio della Cassazione è chiaro: la responsabilità degli amministratori è intrinsecamente legata alla cultura aziendale e alla capacità di assicurare un ambiente di lavoro sicuro, e non possono cercare di sottrarsi a tale responsabilità tramite la delega a terzi.

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Corte di Cassazione|Sezione 4|Penale|Sentenza|6 novembre 2024| n. 40682:

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VACCINI E RESPONSABILITÀ MEDICA: CONDANNA DELL’ASL AL RISARCIMENTO PER VIOLAZIONE DELL’OBBLIGO DEL CONSENSO INFORMATO

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Suprema Corte di Cassazione, ordinanza n. 28691 depositata oggi, ha confermato la condanna della Asl di Bari

La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 28691, ha confermato la condanna della ASL di Bari al risarcimento di 10.000 euro ai genitori di un bambino che ha subito una vaccinazione non obbligatoria. La decisione si basa sulla constatazione che l’ASL non ha rispettato le norme sul consenso informato riguardo ai rischi associati alla vaccinazione. Tuttavia, la Corte ha ribadito che non esiste un nesso causale tra la somministrazione del vaccino e la diagnosi di autismo del bambino, come sostenuto dai genitori.

Nel 2013, i genitori avevano fatto causa alla ASL dopo che al loro figlio di 13 mesi era stata somministrata una vaccinazione esavalente obbligatoria seguita da un vaccino non obbligatorio per morbillo, rosolia e parotite, che avrebbe provocato gravi reazioni avverse. In primo grado, il tribunale aveva respinto la richiesta di risarcimento, mentre la Corte d’appello di Bari aveva accolto parzialmente la richiesta, riconoscendo la mancanza di un consenso informato adeguato e concedendo un risarcimento limitato.

I genitori hanno poi presentato ricorso in Cassazione, ma la Corte ha rigettato la loro richiesta, affermando che, sebbene ci fosse un deficit informativo da parte dell’ASL, non erano stati forniti elementi sufficienti per dimostrare un collegamento causale tra il vaccino e i problemi di salute del bambino, che sono stati attribuiti a condizioni legate all’autismo, per il quale non esiste evidenza scientifica di correlazione con le vaccinazioni.

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CASS. PENALE SENT. N. 44948/2021: RESPONSABILITÀ PENALE PER OMICIDIO COLPOSO DEL DATORE DI LAVORO, NONOSTANTE LE DELEGHE

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La sentenza della Corte di Cassazione del 6 dicembre 2021, n. 44943, affronta il tema della responsabilità penale in relazione all’omicidio colposo derivante dall’esposizione dei lavoratori all’amianto all’interno di un’azienda. In particolare, la corte sottolinea che il rilascio di deleghe ai direttori di stabilimento in materia di prevenzione e sicurezza non esonera gli amministratori e i datori di lavoro dalla responsabilità per eventuali condotte illecite legate all’impiego di materiali nocivi.

Secondo la decisione, gli amministratori rimangono responsabili delle scelte “politico-imprenditoriali” che possono mettere in pericolo la salute dei lavoratori, anche se hanno delegato poteri ad altri. Questo principio evidenzia l’importanza della responsabilità dirigenziale e il dovere di vigilanza sui diritti e la sicurezza dei lavoratori, sottolineando che l’assegnazione di deleghe non deve ridurre l’attenzione verso le scelte strategiche che impattano sulla sicurezza e sulla salute nei luoghi di lavoro.

In sintesi, il documento ribadisce che la delega di poteri non può fungere da scudo per evitare responsabilità in caso di esposizione a rischi lavorativi gravi, come quelli legati all’amianto.

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INFO AVVOCATURA: DIMINUISCE IL NUMERO DEGLI AVVOCATI NEL LAZIO

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Il report del 2023 sullo stato degli avvocati iscritti alla Cassa Forense nella regione Lazio evidenzia una serie di tendenze significative riguardanti il numero di avvocati, la loro ripartizione per genere, e la situazione economica della professione.

In particolare:

  1. Numero di Avvocati: Gli avvocati attivi nella regione Lazio sono diminuendo, passando da 31.141 nel 2022 a 30.748 nel 2023, con una flessione dell’1,3%. Questa diminuzione è allineata con il trend nazionale che mostra un calo dell’1,8%. La contrazione è più evidente negli ordini di Roma e Cassino.
  2. Disparità tra Ordini: Nel Distretto di Roma, l’Ordine di Roma ha registrato un calo relativamente contenuto (-0,4%). Al contrario, l’Ordine di Cassino ha visto il calo più marcato (-3,1%). La percentuale di avvocate è varia all’interno degli ordini, con Rieti che mostra una delle percentuali più alte di rappresentanza femminile (59,5%) e Roma che ha la percentuale più bassa (44,7%).
  3. Reddito degli Avvocati: Nonostante la riduzione del numero di iscritti, il reddito medio degli avvocati nel Lazio è aumentato del 4,2%, portando il reddito da 52.986 euro nel 2022 a 55.192 euro nel 2023. Questo posiziona la regione al terzo posto in Italia per reddito medio, dietro Lombardia e Trentino-Alto Adige.
  4. Disparità di Genere nel Reddito: La percentuale di avvocate è rimasta stabile al 48,1%, ma c’è una notevole disparità di genere nei guadagni. Nel 2023, le avvocate guadagnano il 57,6% in meno rispetto agli avvocati uomini, con rispettivamente 31.959 euro e 75.295 euro. Questo rende il Lazio la seconda regione per disparità reddituale, dopo la Lombardia.
  5. Densità degli Avvocati in Italia: A livello nazionale, il numero totale di avvocati è sceso a 221.523, iscrivendo un trend fisiologico in un contesto di alta densità legale in Europa. Solo paesi come il Lussemburgo, Cipro e Grecia presentano una densità superiore.

Il presidente dell’Associazione Italiana Avvocati d’Impresa, Antonello Martinez, ha sottolineato che questo calo è funzionale a un mercato saturo e ha suggerito la necessità di rivedere i percorsi formativi e di accesso alla professione per affrontare le sfide del settore.

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